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Appunti di Vinitaly 2016: infatuazioni tra vecchie e nuove conoscenze e poi l’amore vero

Il vino è passione, fin dalla sua nascita. La passione del produttore che cerca di dare il meglio in vigna e in cantina, quella stessa passione che poi accende il consumatore e lo spinge a innamorarsi di quel nettare frutto del lavoro congiunto tra uomo e natura.

Per me è passione vera, tanto da avermi spinto a studiare per diventare sommelier e a prendere quel diploma… Che in fondo è stata una grande soddisfazione per me.

La passione va di pari passo con l’amore, così ho scelto di raccontare la mia ultima esperienza al Vinitaly 2016 – con gran ritardo lo ammetto – e dei vini che più mi hanno colpito, prendendo in prestito alcune parole dal dizionario dell’amore…

Vinitaly_2016

Andiamo subito in Irpinia, con un vino vulcanico prodotto da Ciro Picariello: il suo Fiano di Avellino DOCG Ciro 906, da uve che provengono dalla sola vigna di Summonte, la più vecchia e la più alta. Appena 1300 bottiglie prodotte, per questo bianco dotato di gran carattere: potente e pieno, con una bella nota agrumata e una fantastica persistenza. Mi ha fatto arrossire e battere il cuore.

Ciro Picariello - Fiano di Avellino Ciro 906 2012

Il mio viaggio enogastronomico tra i padiglioni del Vinitaly mi porta poi nel profondo nord, in Alto Adige, a Termeno per la precisione.
Come da tradizione, il primo stand che visitiamo è quello della cantina Ritterhof. Qui è impossibile non soffermarsi sull’aromaticità emozionante del Gewürztraminer AURATUS Alto Adige DOC, che con l’annata 2013 ha vinto i “Tre Bicchieri” Gambero Rosso nelle ultime tre edizioni. Insomma un vino pluripremiato – meritatamente, a mio avviso.

Ritterhof_Gewurztraminer_AURATUS

Nel calice un giallo dorato brillante, e al naso fiori, frutta e spezie: sentore di rosa e litchi – caratteristici del vitigno – che lasciano poi spazio a cannella e altre spezie che mi trasportano dall’altra parte del mondo, in Asia forse. Qui l’infatuazione è d’obbligo, come tutti gli anni.

E dall’Alto Adige si passa al Trentino. Invitata come blogger da Mezzacorona, per partecipare alla presentazione del nuovo arrivato in casa Castel Firmian – Nerofino Vigneti delle Dolomiti IGT – sono stata subito conquistata da questo blend rosso nato dall’incontro di due vitigni storici del territorio dolomitico: ovvero il Teroldego e il Lagrein. L’aroma fruttato di mora, ribes e mirtillo e la struttura derivano dal primo, mentre il secondo conferisce morbidezza e completa il bouquet aromatico con note di cacao e confettura di frutti rossi.

Mezzacorona Castel Firmian - Nerofino Vigneti delle Dolomiti IGT
La presentazione di Nerofino, a cura della bravissima sommelier e comunicatrice del vino Adua Villa e del brand ambassador Daniele Semenzato, è stata molto coinvolgente e stimolante e mi ha permesso di interpretare al meglio questo vino dalla forte personalità, che predilige antipasti ricchi a base di salumi e formaggi stagionati, primi a base di ragù e secondi a base di selvaggina, come da tradizione tipica del territorio trentino. Conquistata! Anche grazie all’empatia di Adua Villa che parla di vino trasmettendo emozioni.

Spostiamoci in Lombardia, per la precisione nell’Oltrepò Pavese, dove troviamo il Metodo Classico Pinot Nero Brut 64 dell’azienda agricola Calatroni a base di Pinot Nero che, nel comune di Montecalvo Versiggia (PV) in cui si trova l’azienda, sembra aver trovato il suo terreno e microclima ideale. Nel calice un perlage fine e persistente, un profumo intenso con sentori di crosta di pane appena sfornato, una bella freschezza tipica del pinot nero e una buona persistenza. Ed è stato subito colpo di fulmine.

Calatroni - Metodo Classico Pinot Nero Brut 644557

E mentre vagavo nel padiglione del Lazio – in cerca di un vino che poi non ho trovato – il destino ha voluto che incontrassi Clemens dell’azienda agricola Casale Marchese. Da uve Malvasia del Lazio e Chardonnay, prodotte da vigneti coltivati nei terreni di origine vulcanica del Frascati DOCG, questo nettare dai colori dell’oro colpisce subito per la sua intensità olfattiva: grande aromaticità e finezza, tanta frutta esotica. E poi in bocca quella nuance agrumata e poi frutta a polpa gialla, e ancora sapidità e struttura. Insomma, che dire? Colpita e affondata.

clemens_casale_marchese

E poi giù fino alla Calabria, per un altro blend a base di Chardonnay, in aggiunta a Sauvignon questa volta: è il Critone Val di Neto Bianco IGT dell’azienda Librandi. Lo conoscevo già lo ammetto, ed è stata semplicemente una conferma di come vitigni internazionali possano trovare una loro espressione anche in territori in cui non sono tipici. Vino elegante al naso, con note di mela e fiori bianchi, sapido, con un finale persistente e con un buon rapporto qualità prezzo, che non guasta mai. Infatuata. Non potrebbe essere altrimenti.

Critone - Librandi

Infine ecco l’amore, quello vero, irrazionale quanto basta. Lui si chiama Lambrusco di Sorbara DOC “Rimosso” ed è prodotto dalla Cantina della Volta (Bomporto, Modena) da uve provenienti dai vigneti della valle del Secchia. Si tratta di un vino rosso frizzante e secco ottenuto dalla fermentazione naturale in bottiglia sui propri lieviti.
Già il colore brillante rubino con riflessi violacei e quella bella spuma generosa è un vero piacere per gli occhi, se poi lo porti al naso ti si apre un mondo: il suo bouquet è intenso con forti sentori di fragoline di bosco e ribes. Ma troviamo anche belle note floreali. Una volta in bocca poi, ti rendi conto della sua perfezione – almeno per me – fatta di un gusto fruttato, vinoso e sapido e con una buona persistenza. Innamoratissima.

Cantina della Volta - Lambrusco di Sorbara Rimosso

Questo articolo è il primo della nuovissima rubrica di EnogastronoVie dedicata ai Wine Lovers. Qui troverete tanti spunti e ispirazioni su enoturismo, degustazioni e visite in cantina, eventi e tanto altro legato al mondo del vino.

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