Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018: informazioni utili e programma

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Oggi è il primo giorno della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018, il tanto atteso evento enogastronomico internazionale dedicato al Tuber magnatum Pico – nome scientifico del tartufo bianco – che si terrà fino al 25 novembre ad Alba (Cuneo).

La manifestazione – giunta ormai alla sua ottantottesima edizione – quest’anno sarà dedicata alla “Luna”, da cui dipenderebbe la ricerca stessa del tartufo: i tartufai infatti, accompagnati dai loro cani fidati, trarrebbero informazioni utili dalle fasi lunari su dove e quando cercare e cavare i tartufi dal terreno.

E la stagione di raccolta che è appena iniziata (il 21 settembre è stato il primo giorno e proseguirà fino al 31 gennaio 2019) si prevede sarà particolarmente positiva rispetto agli ultimi due anni. Ciò grazie alla pioggia abbondante caduta nelle Langhe e nel Roero, ma anche grazie alla maggior tutela dell’ambiente tartufigeno.

La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018 non è un evento gastronomico “tradizionale”: propone infatti tantissimi eventi come mostre di arte moderna e di design, show cooking, folclore, manifestazioni di piazza, percorsi esperienziali e appuntamenti letterari.

Festival del Tartufo d'Alba 2018

Tra i luoghi della manifestazione, uno dei più importanti è il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, aperto ogni sabato e domenica dal 6 ottobre al 25 novembre (oltre alle aperture straordinarie dell’1 e 2 novembre): uno spazio unico dove incontrare i trifolai e ascoltare i loro racconti intorno a questo prodotto della terra così prezioso e la cui cultura e tradizione è candidata a essere patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco.

Altro punto nevralgico della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018 è l’Alba Truffle Show, spazio dedicato agli show cooking, le analisi sensoriali del tartufo, le wine tasting experience®. Tra gli appuntamenti imperdibili che vi si svolgono ci sono i Foodies Moments, dove il Tartufo Bianco d’Alba incontra la grande cucina d’autore degli chef stellati provenienti dal territorio di Langhe, Roero e Monferrato e da alcuni dei più prestigiosi ristoranti del nostro Paese.

Fiera del Tartufo d'Alba 2018Alla manifestazione saranno presenti altre Regioni Italiane, come Liguria e Basilicata che, insieme a Pantelleria, al Lago di Garda a Chieri e alle Creative Cities Unesco, saranno protagoniste di vari show cooking che permetteranno ai visitatori di tutto il mondo di fare un viaggio tra i sapori più rappresentativi della tradizione culinaria italiana.

Da alcuni anni la Fiera del Tartufo Bianco d’Alba si fa promotrice con l’Associazione per il Centro Nazionale Studi Tartufo di un’attività di ripristino di tartufaie naturali. Ogni servizio a pagamento dal biglietto d’ingresso all’analisi sensoriale del tartufo, comprenderà una quota destinata al recupero ambientale delle aree tartufigene. Sempre al ristabilimento delle tartufaie sarà devoluto il ricavato delle esclusive Ultimate Truffle Dinner (il 25 ottobre e il 22 novembre) dove verranno proposti inconsueti abbinamenti del Tartufo Bianco d’Alba con prodotti d’eccellenza della cucina internazionale come le ostriche e il manzo di Kobe.
Infine, anche quest’anno ci sarà l’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, il cui ricavato della battitura verrà iteramente donato in beneficenza.

Per maggiori informazioni sul programma della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018 consultate il sito dell’Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba oppure scrivete una mail a info@fieradeltartufo.org.

Milano Wine Week: al via la settimana meneghina del vino con un brindisi da record

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Finalmente l’attesa è finita, miei cari appassionati di vino di Milano e dintorni, perché oggi inaugura finalmente la Milano Wine Week. In che modo? Ma con un brindisi, ovviamente, anzi con un brindisi da record, per la precisione! A partire dalle 18 infatti, in Piazza Tre Torri a Citylife, oltre 3.000 persone alzeranno i loro calici colmi di Trentodoc per celebrare l’inizio della prima settimana di Milano dedicata interamente al vino.
La manifestazione – ideata da Federico Gordini, imprenditore milanese, già padre della Milano Food Week e di Bottiglie Aperte – si terrà diffusamente in tutta la città da 7 al 14 ottobre  e prevede un programma molto fitto e ricco di appuntamenti creati ad hoc ai quali si affiancheranno una serie di iniziative storiche come la già citata Bottiglie Aperte e la Vendemmia di Montenapoleone.

Milano Wine Week

Milano Wine Week: luoghi, programma e gli eventi imperdibili

Si parte lunedì 8 ottobre alle ore 11.30 a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, con una conferenza condotta dal giornalista Luciano Ferraro – alla presenza dei responsabili di alcune tra le più importanti aziende vitivinicole italiane e delle istituzioni – che esplorerà tematiche relative al mercato del vino in Italia e alle sfide internazionali del futuro che si devono necessariamente affrontare e vincere.

Uno dei luoghi più importanti della Milano Wine Week sarà senza dubbio Palazzo Bovara, in Corso Venezia 51. Qui, infatti, all’interno delle prestigiose sale e nel cortile si terranno ogni giorno degustazioni, masterclass, workshop e presentazioni a cura di produttori, giornalisti ed esperti di settore.

Non solo Palazzo Bovara, ma l’intera città di Milano sarà animata da eventi, degustazioni e feste con menù dedicati e speciali abbinamenti di vino proposti da enoteche, wine bar e ristoranti.
I quartieri coinvolti – ribattezzati “Wine Districts” saranno principalmente due: Porta Romana che accoglierà il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e il Distretto dei Produttori di Qualità dell’Oltrepò Pavese; e l’area di Brera, Garibaldi e Solferino che si trasformerà nel Franciacorta Wine District. Anche qui i ristoranti e i locali della zona ospiteranno degustazioni, creando menù ad hoc in abbinamento alle bollicine.

Da segnalare anche gli eventi “Day by Day” che si terranno invece in più punti della città grazie alla collaborazione di partner come per esempio Eataly Smeraldo, Rinascente e Signorvino che hanno organizzato iniziative speciali per i loro clienti.

Per guidarvi nel mare magnum dell’offerta della Milano Wine Week, ecco un elenco dei dieci eventi imperdibili ai quali nessun appassionato di vino dovrebbe mai rinunciare:

  1. 6 ottobre
    Ve ne ho già parlato all’inizio dell’articolo… Il brindisi inaugurale in CityLife con Trentodoc sarà un brindisi senza precedenti. Perché dunque non partecipare?
  2. Dal 7 al 14 ottobre
    Ogni giorno al Molo 24, in Alzaia Naviglio Grande, potrete prendere la wine boat e viaggiare lungo i canali milanesi per scoprire la storia dei Navigli e contemporaneamente degustare vini di eccellenza del territorio. Il prezzo è di 25€ con tre calici di degustazione.
  3. 8 ottobre
    Wine Tip presenta “SFIDA ITALIA – FRANCIA”, la sfida infinita tra i due migliori produttori a livello mondiale presso il ristorante stellato Il Luogo di Aimo e Nadia.
  4. 9 ottobre
    Vino e Calcio: dibattito moderato dal sommelier e giornalista Andrea Gori che interrogherà calciatori e
    allenatori ora produttori sulle loro preferenze nel bicchiere. Sono attesi, tra gli altri, Alberto Malesani, Luciano Spalletti, Damiano Tommasi e Andrea Pirlo.
  5. 10 ottobre
    Il Vino, La Moda – Dalla Toscana a Milano. Una degustazione – intervista esclusiva di Luciano Ferraro a Salvatore Ferragamo, nipote del fondatore di uno dei brand della moda italiana più noti e apprezzati al mondo e fautore dell’attività vitivinicola della tenuta di famiglia Il Borro.
  6. 11 ottobre
    Franciacorta Festival a Palazzo Bovara.
  7. 12 ottobre
    Talk show per il 90° anniversario de “IL CORRIERE VINICOLO”: Viaggio tra tecniche e pratiche in vigna e in cantina, gusti, stili, linguaggi e consumi dal
    secolo scorso ad oggi
  8. 12 ottobre
    WTF – Wine Tasting Friends: degustazioni e dj set con vinili nella Cantina Urbana – progetto di cui vi parlerò a breve – appena inaugurata sul Naviglio Pavese.
  9. 13 ottobre
    Vino POP: degustazione – a cura del sommelier Luca Gardini – di una selezione dei migliori vini sotto i
    15 euro selezionati da una giuria coordinata dal vicedirettore della Gazzetta dello Sport, Pier Bergonzi.
  10. 14 ottobre
    Evento di Chiusura: degustazione di una selezione dei vini inseriti nella Guida “I Migliori 100 Vini e Vignaioli d’Italia” del Corriere della Sera, guidata dagli autori Luciano Ferraro e Luca Gardini.

Vi ricordo che tutti gli eventi aperti al pubblico saranno in parte gratuiti e altri fruibili previo acquisto online di un biglietto d’ingresso. Per ulteriori dettagli consultate la sezione del sito ufficiale della Milano Wine Week dedicata al programma.

E buona Milano Wine Week a tutti!

Mostra fotografica sulla Patagonia a cura di Autralis Cruises

“Uno sguardo verso l’estremo sud”: la Patagonia in mostra a Milano

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Da oggi fino a domenica 7 ottobre alla Galleria d’Arte “Il Vicolo” (in via Maroncelli 2 a Milano) sarà possibile visitare gratuitamente la mostra fotografica internazionale “Uno sguardo verso l’estremo sud” che espone gli scatti di sette fotografi professionisti che raccontano la Patagonia (cilena e argentina) più incontaminata e meno conosciuta, lungo la rotta seguita dalle navi da crociera e spedizione Australis passando per lo Stretto di Magellano, il Canale di Beagle fino a raggiungere il mitico Capo Horn.

Ieri siamo stati all’anteprima per la stampa e vi confesso che anche per noi, che abbiamo avuto la fortuna di vedere con i nostri occhi alcuni dei luoghi remoti protagonisti di questa mostra, è stata un’esperienza davvero emozionante, forse proprio perché ci ha riportato laggiù, nell’estremo sud del mondo, dove la natura, in tutta la sua maestosità, regna incontrastata. Ed è proprio questo l’obiettivo della mostra, come spiega Mattia Mattivi, Manager di Australis Europe, e cioè dare visibilità a un itinerario alla scoperta della Patagonia ancora vergine e fuori dalle rotte del turismo di massa, esperienza possibile solo viaggiando con le navi da spedizione Australis, dato che si tratta di un’area – per fortuna – protetta.

“Uno sguardo verso l’estremo sud” è composta da venti fotografie in grande formato e i fotografi coinvolti provengono da tutto il mondo, Italia compresa. E proprio il nostro talentuoso connazionale, Paolo Petrignani – fotografo documentarista che collabora anche con il National Geographic Italia – è intervenuto ieri sera durante la presentazione per raccontarci la sua esperienza a bordo delle navi da crociera eco-responsabili Australis e per mostrarci i suoi meravigliosi scatti. 

Gli altri fotografi che fanno parte della mostra collettiva sono gli spagnoli Andrés Magai e Saúl Santos e il cileno Cristóbal Prado, collaboratori di media specializzati in Viaggi e Natura, come El País, La Vanguardia o Conde Nast. E ancora la tedesca Jessica Backhaus, l’inglese Nori Jemil e il francese Stanislas Fautré.

Ciò che più colpisce delle fotografie di Paolo Petrignani e dei suoi colleghi è senza dubbio la luce e il modo in cui è stata catturata diventando una grande coprotagonista insieme alla natura selvaggia della Patagonia, fatta di ghiacciai, promontori, paesaggi desertici o ricoperti da boschi fitti, distese infinite di mare blu cobalto…

Riprendendo le parole di Barbara Mur, curatrice della mostra, “Uno sguardo verso l’estremo sud” è “una scommessa visiva che permette al pubblico di fare un viaggio in Patagonia attraverso le foto esposte, percependo la natura allo stato puro”.

Insomma, la mostra è un’ottima occasione per scoprire, attraverso la fotografia, una terra affascinante come la Patagonia, in attesa di visitarla e goderne in prima persona della sua bellezza. Andateci, ve la consiglio!

E se siete appassionati di fotografia come me e Domenico, vi segnalo due navigazioni speciali di 4 notti con partenze il 17 e il 21 febbraio: “L’arte della fotografia a bordo di Australis” con Nori Jamil, fotografa freelance di National Geographic UK, vincitrice del premio per la fotografia della rivista Wanderlust e il British Guild of Travel Writers. Durante i seminari a bordo della nave da crociera Ventus Australis, Nori Jamil spiegherà come realizzare le migliori fotografie in contesti estremi, compensando per esempio l’esposizione e sarà a disposizione durante le escursioni per rispondere a domande e dare consigli utili. Infine si potranno rivedere e valutare con lei tutte le tue fotografie alla fine del viaggio.

Per maggiori informazioni consultate il sito www.australis.com/site/it oppure inviate una email a europa@australis.com.

 

Paella valenciana (foto tratta da https://www.visitvalencia.com)

La Paella Valenciana: origini, curiosità e la ricetta autentica

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Forse non tutti sanno che la paella, piatto simbolo della cucina spagnola nel mondo, è nata a Valencia e che la ricetta originale non è né quella ” de mariscos” (ovvero di pesce) e né quella mista (di carne e di pesce), bensì quella a base di carne e verdure. Ma quali sono gli ingredienti esatti e come si prepara l’autentica paella valenciana? Prima di svelarvi la ricetta, vi voglio raccontare però la sua origine e alcune curiosità.

Dettaglio della tradizionale paella valencia

Dettaglio della tradizionale paella valenciana (foto che abbiamo scattato al ristorante Bonaire del Palmar, Valencia)

Tutto sulla paella valenciana: origini, storia e segreti

L’origine del nome paella – che in spagnolo significa padella – deriva appunto dal tegame con cui viene preparato questo piatto. La paella originale è in ferro, ha il fondo piatto e il bordo di pochi centimetri e generalmente è smaltata di nero con piccoli puntini bianchi. Ne esistono di diversi diametri: si va da quella di 30 cm – che va bene per preparare una paella per 2 o 3 persone – a quella di 80 cm di diametro con cui è possibile preparare invece una paella per 40 persone. Prima e dopo il suo utilizzo andrebbe unta con olio d’oliva per evitare che si arrugginisca.

Le padelle tipiche in vendita al mercato per preparare la paella valenciana

Le padelle tipiche per preparare la paella valenciana

Quando è nata la paella valenciana? Probabilmente tra il XV e XVI secolo quando contadini e pastori, per necessità di un pranzo facile da trasportare e con ingredienti del territorio, inventarono questo piatto a base di pollo, coniglio, pomodori, fagioli e riso. Proprio quest’ultimo rappresentò fin da subito l’ingrediente principale di cui si poteva disporre in abbondanza dato che veniva coltivato nelle risaie intorno a Valencia.

Cucinare la paella rappresenta un momento conviviale e di socialità per famiglia e amici, un vero e proprio rituale da compiere in genere per il pranzo della domenica e possibilmente all’aperto, se si ha lo spazio e la giusta attrezzatura. Secondo la tradizione infatti, l’autentica paella valenciana va cucinata all’aria aperta e alla brace, su fuoco di legna d’arancio, in grado di conferire alla “paella” un certo aroma inconfondibile oltre a garantirne una giusta cottura. In alternativa, il sistema più utilizzato all’aperto è una serpentina circolare e a gas per distribuire il calore in modo uniforme a tutta la padella.
Naturalmente se non abbiamo la possibilità di cucinare la paella valenciana nel modo tradizionale, non disperatevi! Potrete sempre utilizzare il fornello (o il più ampio) centrale della cucina a gas, ma mi raccomando: non preparatela mai su un fornello a induzione perché il risultato sarebbe davvero deludente!

Cottura tradizionale alla brace su legna di arancio della paella valenciana

Cottura tradizionale alla brace su legna di arancio della paella valenciana

Molto importanti per la buona riuscita del piatto sono anche gli ingredienti. Il riso che si utilizza deve essere necessariamente a chicco medio, mai lungo, e deve provenire dalle risaie intorno a Valencia. Stiamo parlando insomma del arroz de Valencia D.O., un prodotto a denominazione di origine del quale esistono più varietà: Japónica, Senia, Bahía, Albufera e Bomba, ognuno con caratteristiche (dimensione del chicco, durezza, amido…) e cotture differenti.
Quando si versa il riso nella paella, la regola è quella di metterne uno strato sottile in modo che cuocia correttamente e soprattutto è fondamentale che non venga mai mescolata. Sapete perché? Semplice! Il riso rilascerebbe amido diventando più cremoso e così il piatto perderebbe una delle sue caratteristiche principali, ovvero la croccantezza.

Come già vi accennavo all’inizio, esistono numerose varianti della paella. Oltre a quella valenciana a base di carne e pollo, esiste anche quella di pesce oppure quella mista di carne e pesce, quella al nero di seppia, quella vegetariana e anche una versione che in realtà paella non è, o meglio si prepara con la stessa padella e gli stessi ingredienti e procedimento, ma al posto del riso viene usata una pasta: i fideos. Sto parlando della cosiddetta fideuà, che si dice sia nata a bordo di un peschereccio a largo di Gandía (Valencia). La storia narra che il comandante della nave andasse così pazzo per un riso cotto nel brodo di pesce – una specie di paella che gli preparava il cuoco di bordo – che ne mangiava a grandi quantità e spesso non ne rimaneva per il suo equipaggio. Così il cuoco pensando che il comandante trovasse meno appetitoso lo stesso piatto preparato con la pasta, la sostituì al riso. Ma l’effetto fu inaspettato: al comandante piacque tanto e in breve tempo questo piatto nato in cambusa si diffuse anche nella terraferma.

Ricetta dell’autentica paella valenciana

Paella valenciana: ingredienti per 4 persone

  • 1 bicchiere di olio extravergine di oliva
  • 1 pollo in pezzi
  • 1 coniglio in pezzi
  • 300 grammi di fagioli ferradura, freschi
  • 1 pomodoro medio.
  • 1 cucchiaio di peperoncino dolce
  • zafferano.
  • 6 bicchieri di acqua.
  • 200 grammi di garrofó (fagiolo di Lima).
  • sale a piacere.
  • 3 bicchieri di riso
  • un rametto di rosmarino

Procedimento in 12 semplici passaggi:

  1. Riscaldate l’olio nella paella a fuoco basso;
  2. rosolate il pollo e il coniglio per circa 5 minuti;
  3. aggiungete la verdura lavata e tagliata a pezzi: fagioli, pomodoro e carciofi se volete e soffriggetela per alcuni minuti;
  4. aggiungete il peperoncino e friggere a fuoco basso per circa un minuto, poi versate l’acqua;
  5. aggiungete lo zafferano, il fagiolo garrofó e il sale a piacere;
  6. alzate il fuoco e lasciate bollire per circa 15 minuti;
  7. aggiungete le lumache, se si desidera;
  8. distribuite il riso su tutta la padella;
  9. lasciate bollire altri 15 minuti e assggiate il brodo. Se necessario, aggiungete altro sale;
  10. negli ultimi 7-8 minuti di cottura aggiungete il rosmarino, lasciatelo cuocere circa 5 minuti e poi toglietelo;
  11. la paella sarà pronta quando l’acqua sarà evaporata, ma non completamente secca;
  12. perché si formi il “socarrat” – la tanto ambita crosticina di riso abbrustolito sul fondo della padella – cuocete ancora per qualche minuto a fuoco basso.

Se non vi va di cimentarvi ai fornelli e preferite assaggiare l’autentica paella valenciana direttamente là dove è nata, vi consiglio di consultare il sito web ufficiale Valencia Turismo  dove troverete tanti spunti preziosi per organizzare un viaggio in questa splendida città ricca di storia, cultura e dall’offerta enogastronomica incredibile.

La tradizionale paella valenciana (foto che abbiamo scattato al ristorante Bonaire del Palmar, Valencia)

5 curiosità sulla paella valenciana

  1. “I puristi” la mangiano direttamente dalla paella – posta al centro della tavola – servendosi di un cucchiaio in legno, mentre i pezzi di pollo e coniglio vanno rigorosamente mangiati con le mani. Al massimo è concesso un piatto dove lasciare gli ossicini.
  2. A Valencia, si usa aggiungere alla paella altri ingredienti come per esempio l’aglio, le lumache, i carciofi, i peperoni, il limone o l’anatra. Quest’ultima è presente soprattutto nella variante della paella che viene preparata nella zona dell’Albufera, la laguna alle porte di Valencia dove viene coltivato il riso e dove vivono numerosi esemplari di questo volatile.
  3. La paella è un piatto tipico che i valenciani consumano a pranzo e mai a cena. I ristoranti e i bar che la propongono anche di sera lo fanno dunque solo ed esclusivamente per i turisti come noi. Se ve la servono direttamente nel piatto senza portarvela all’interno della paella (padella) allora potrebbe essere quella cucinata per pranzo, poi riscaldata.
  4. I valenciani mangiano la paella soprattutto la domenica a pranzo, momento in cui famiglia e amici si riuniscono intorno a questo sostanzioso piatto per celebrare insieme il giorno di festa. La paella si mangia anche il giovedì, ma in questo caso è meno chiaro il perché. Ci sono due ipotesi: la prima è che a causa dei ritardi di consegna, il pesce – soprattutto nei paesi più interni – non arrivasse prima del giovedì; la seconda risale invece all’epoca franchista, quando i domestici avevano il giorno di riposo il giovedì e la sera prima lasciavano alla padrona di casa tutti gli ingredienti per preparare la paella, piatto che pensavano fosse abbastanza semplice da replicare dato che il procedimento non era troppo complicato.
  5. Dal 2018 è stata istituita la giornata mondiale della paella che si terrà ogni anno il 20 settembre per celebrare questo piatto della tradizione spagnola conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. A Valencia, culla della paella, sono stati numerosi gli eventi in programma per la prima giornata mondiale della paella, io invece ho festeggiato a Milano grazie a un bell’evento organizzato dall’Ente del Turismo di Valencia e della Spagna in Italia. Qui sotto trovate un post su Instagram che racconta l’esperienza con parole e immagini.

Oggi abbiamo celebrato la Giornata Mondiale della Paella, non a Valencia – città dove è nata – ma a Milano. Sapete in che modo? Con un corso per preparare la paella perfetta, tenuto dallo chef Nacho Romero, e la degustazione di questo delizioso piatto tradizionale accompagnato dai cocktail del bartender Iván Talens: il “Valenciano” – a base di liquore di arancia (Il Carmeleta Valenciano), cava (lo spumante spagnolo) e bitter di pompelmo, lime e arancia – e l’ Agua de Valencia” a base di succo d’arancia, vodka, gin e cava. Ma torniamo alla ricetta della “paella perfetta”… Per prima cosa bisogna far grande attenzione alla scelta degli ingredienti, poi va utilizzata la padella apposita (la cosiddetta paella da cui prende nome il piatto), va messo solo uno strato sottile di riso in modo che la cottura sia uniforme e soprattutto non bisogna mai e poi mai mescolarla perché deve formare la famosa crosticina croccante che in Valenciano si chiama “socarrat”. Altri dettagli li troverete a breve in un post sul blog! #WorldPaellaDay

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