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Esplorazione urbana inseguendo l’evoluzione di Milano

By 6 luglio 2016 No Comments

Per chi ama scoprire i lati meno turistici delle città, c’è un modo non convenzionale per farlo: partecipare a uno dei tour guidati proposti dalla piattaforma Lookals, in compagnia di guide locali appassionate e preparatissime, che vi accompagneranno in percorsi insoliti e fuori dai soliti circuiti turistici. Proprio come la mia esperienza di esplorazione urbana della città di Milano“Evoluzione di una città: Milano tra storia e modernità”guidata da Francesco, antropologo milanese, appassionato di turismo ed enogastronomia.

Il percorso proposto dura circa 3 ore e può essere fatto sia la mattina e sia la sera. Prevede la partenza da Moscova per poi passare per Corso Garibaldi e raggiungere così i quartieri di Porta Nuova e Isola, recentemente riqualificati e oggi cuori pulsanti del capoluogo meneghino.

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Corso Garibaldi

E così, come da programma, siamo partiti proprio da Moscova, per la precisione da Largo La Foppa – piazza simbolo degli aperitivi milanesi – che separa in due parti Corso Garibaldi e che un tempo segnava il confine tra centro città e periferia.
Originariamente Corso Garibaldi si chiamava Corso di Porta Comasina o “Comacina” ovvero “che conduce a Como”, dato che la strada era la principale direttrice Milano-Como. E anche la Porta che oggi è nota come Porta Garibaldi, un tempo si chiamava Porta Comasina appunto.

Corso Garibaldi è una via molto vivibile, quasi pedonalizzata, ricca di locali e negozi, ma oltre a essere una via molto di moda e simbolo della movida milanese, è anche molto importante dal punto di vista storico e artistico. Proseguendo verso Porta Garibaldi, si trova infatti una chiesa famosa per la sua particolarità: stiamo parlando della “chiesa doppia” di Santa Maria Incoronata, uno dei più importanti monumenti della Milano quattrocentesca.

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Chiesa doppia di Santa Maria Incoronata

La chiesa di sinistra – intitolata a S. Maria di Garegnano – è la più antica ed esisteva già in età comunale. Accanto a questa, agli inizi del Quattrocento, fu costruito un convento per i padri agostiniani, che restaurarono l’antica chiesa in stile tardo gotico. E siccome i lavori furono ultimati in occasione dell’incoronazione di Francesco Sforza a Duca di Milano (1451), la intitolarono a Santa Maria Incoronata, dedicandola così al nuovo signore della città.

Nel 1460 poi sua moglie Bianca Maria Visconti, volle che, a lato della chiesa di Francesco Sforza, ne fosse costruita una seconda uguale e collegata a essa in modo da formare un’unica nuova chiesa: con questa opera Bianca Maria volle suggellare pubblicamente la sua fedeltà al marito. Sulla chiesa – visibile ancora oggi – fu posto lo stemma dei Visconti: il Biscione che mangia un bimbo o un moro.

Il racconto della mia guida, Francesco, è proseguita così tra racconti di miti e leggende intorno allo stemma dei Visconti. Quella che più mi ha colpito riguarda il Tarantasio, drago leggendario che terrorizzava gli abitanti del lago Gerundo, nella zona della bassa intorno al fiume Adda. Si riteneva che divorasse i bambini e che il suo fiato pestilenziale ammorbasse l’aria e causasse la malaria. Si narra che l’uccisione del drago avvenne per mano del capostipite dei Visconti, che poi avrebbe adottato come simbolo della famiglia, proprio la creatura sconfitta, ovvero il biscione con il bambino in bocca.

E come la mia guida Francesco mi ha fatto notare, molto spesso nelle leggende c’è un fondo di verità. Infatti un tempo tutta la zona della bassa era acquitrinosa e infestata da zanzare che portavano appunto la malaria. E furono proprio i Visconti a bonificare la zona. Ma non solo, sempre a loro è dovuta l’importazione e la coltivazione del riso.

E così sempre percorrendo Corso Garibaldi, scopro grazie a Francesco di Lookals, l’origine del piatto tradizionale di Milano ovvero il risotto allo zafferano. Sì perché pensandoci bene stiamo parlando di due ingredienti alla base di questo piatto che non sono di certo tipici del territorio. Il riso infatti come sappiamo è di origine asiatica (e solo dopo è stato importato per volere dei visconti appunto), mentre lo zafferano proviene dal mediterraneo e veniva utilizzato soprattutto dagli arabi.

La leggenda narra la nascita del risotto alla milanese intorno al 1574, durante la costruzione del Duomo. In quel periodo fu infatti chiamato il maestro di origine fiamminga Mastro Valerio di Fiandra, con il compito di occuparsi delle vetrate del Duomo di Milano. Il suo assistente era soprannominato Zafferano, per la sua mania di mescolare un po’ di giallo in qualunque tinta usasse. E per scherzare, un giorno il suo maestro gli disse che prima o poi avrebbe finito per mettere del giallo anche nel risotto. Zafferano lo prese così in parola e il giorno delle nozze della figlia di Valerio, si mise d’accordo con il cuoco incaricato del banchetto e fece aggiungere dello zafferano al riso, che a quell’epoca era di solito condito con il solo burro. Questa ricetta ebbe subito gran successo, grazie al gusto saporito dello zafferano, ma anche al suo colore giallo oro, sinonimo di allegria.

Una volta superata Porta Garibaldi, siamo passati poi per Corso Como, altra via della movida milanese dove si trovano alcuni locali storici come l’Hollywood e il Loola Paloosa.

Qui ci siamo fermati al 10 corso Como che, per chi non lo conoscesse, si tratta di uno spazio polifunzionale di Carla Sozzani, sorella di Franca (direttrice di Vogue Italia), che è stato inaugurato nel 1991, nel cortile di una casa di ringhiera.

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10 corso Como

Il 10 corso Como consta di più ambienti: un concept store, un lussuoso caffè ristorante immerso nel verde, l’Hotel 3Rooms, una bellissima libreria con libri d’arte, architettura, design, fotografia, grafica, moda e una bella selezione di cd di musica jazz, etnica, new age e infine la galleria Sozzani dove si tengono interessanti mostre a ingresso gratuito come per esempio quella attuale (che potrete ammirare fino al 28 agosto): “Punk in Britain” con oltre 90 fotografie che documentano i protagonisti del punk britannico.

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Mostra “Punk in Britain” – 10 corso Como

Superato Corso Como e andando in direzione Piazza Gae Aulenti, Francesco mi spiega come la città di Milano, soprattutto alcuni quartieri intorno a stazioni e porti (vedi la zona intorno a Stazione Garibaldi, Isola e i Navigli) abbia subito il cosiddetto processo di “gentrification” ovvero una riqualificazione da zone popolari e malfamate a zone ricche e di moda.

“Che poi è un po’ il processo che ha subito il genere musicale punk che abbiamo appena visto in mostra al 10 corso Como” – mi dice la guida di Lookals passando davanti al nuovo negozio di Vivienne Westwood, eccentrica stilista britannica che contribuì a creare lo stile punk nella moda.

“E non è un caso che questo negozio si trovi proprio nel quartiere di Porta Nuova, vero emblema del processo di gentrificazione qui a Milano, a partire da Piazza Gae Aulenti” – prosegue Francesco – “opera di vere e proprie “archistar”.

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Progetto Porta Nuova riflesso

Tra gli edifici che compongono il nuovo skyline milanese, tra i più riconoscibili c’è di sicuro la Torre Unicredit: il grattacielo più alto d’Italia con la sua caratteristica guglia di circa 85 metri, vera citazione della guglia maggiore del Duomo di Milano.

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Torre Unicredit – Piazza Gae Aulenti

Altro omaggio a Milano, e al terreno ricco di sorgive su cui sorge la città, sono le tre fontane che si trovano al centro della piazza e che sono provviste di giochi d’acqua, di luce e musica e costituiscono un’attrattiva molto apprezzata, tanto che nel periodo estivo, diverse persone, soprattutto bambini, giocano e si rinfrescano nei suoi specchi d’acqua.

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Piazza Gae Aulenti

A questo punto abbiamo lasciato la piazza e gli altri suoi imponenti edifici architettonicamente rilevanti per dirigerci verso il quartiere Isola che prende il nome dalla condizione di isolamento vissuta dal quartiere nella seconda metà del XIX secolo fisicamente quando venne costruita la ferrovia. Storicamente infatti l’Isola si sviluppa lungo l’antica strada che da Milano – uscendo da Porta Garibaldi – portava fino a Como. L’antico tracciato, oggi costituito da corso Como e dalla vecchia via Borsieri, e che un tempo comprendeva anche l’attuale via Thaon di Revel, venne bruscamente interrotto nel 1865 quando fu costruita in mezzo la ferrovia, dividendo così la città in due parti. Questa condizione di isolamento rese l’Isola un quartiere malfamato. E tra i personaggi famosi dell’epoca non si può non citare Barbieri, il boss dell’isola: un vero Robin Hood che rubava ai ricchi per ridistribuire ai poveri.

“Dagli anni novanta in poi c’è stata la riqualificazione dell’isola” – svela Francesco mentre proseguiamo puntando un altro importante edificio moderno: il Bosco Verticale dell’architetto Stefano Boeri che ha voluto ispirarsi ai giardini pensili di Babilonia per portare e integrare il verde urbano nella città.

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Bosco Verticale

La nostra esplorazione urbana è poi proseguita con la visita della Casa della Memoria in via dei Castiglia. Si tratta di uno spazio voluto e ideato dal Comune di Milano, insieme ad alcune associazioni, per accogliere e raccontare la memoria cittadina: un luogo simbolo dei valori democratici, di libertà e di ripudio della violenza su cui si fonda l’Italia. Attualmente al suo interno c’è una mostra su Aldo Moro. Esternamente invece l’edificio – progettato dallo studio Baukuh – si presenta come un prisma a base rettangolare alto 17,5 metri, le cui facciate sono realizzate con mattoni policromi, vero omaggio alla tradizione costruttiva lombarda, e che riproducono immagini rappresentative della storia recente di Milano.

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Casa della Memoria

Lasciata la Casa della Memoria ci siamo diretti verso la Stecca, associazione delle associazioni artigiane, che ospita il Bricheco, una falegnameria sociale e progetto legato a Legambiente, e la Ciclofficina, due esempi di cittadinanza attiva partecipata davvero interessanti. In entrambi i casi ci si iscrive con una quota minima e poi si può fruire di spazi, strumenti e competenze per creare i propri progetti senza scopo di lucro.

Francesco, quasi al termine di questo coinvolgente tour alla scoperta di una Milano storica ma proiettata al futuro, mi ha spiegato che generalmente la tappa finale per i turisti – principalmente stranieri – è un’enoteca qui in zona Isola in cui si degustano tre vini della tradizione italiana sapientemente spiegati da Francesco: si chiama il Vinario e si trova in via Confalonieri 11, proprio dove inizia il quartiere Isola potremmo dire. Si tratta di una rivendita di vino sfuso e in bottiglia, con possibilità di assaggio. Il suo obiettivo è quello di diffondere vini di qualità a un prezzo equo e far conoscere così il lavoro di viticoltori tradizionali che operano al di fuori della grande distribuzione e delle logiche del marketing, ma anche abbattere costi inutili, ridurre i rifiuti e inquinare meno. Insomma, un posticino da segnare, soprattutto per me che sono appassionata di vini.

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Che dire? Questa Milano inedita, scoperta grazie al tour speciale firmato Lookals, mi è piaciuta parecchio e soprattutto mi ha offerto numerosi spunti per future esplorazioni e per vedere sempre con occhi nuovi la città in cui ormai risiedo e che mi ha letteralmente adottata.

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