Lezione di cucina impariamo a fare il tajine

Tajine: ricetta marocchina e curiosità

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Chiudete gli occhi e immaginate per un attimo di trovarvi nella piccola cucina di un grazioso riad, vera oasi di pace nel cuore della caotica Medina di Marrakech. In compagnia di una dadà, abile cuoca depositaria della tradizione gastronomica del Marocco, e avvolti dal profumo penetrante delle spezie, inizia così una delle esperienze culinarie più belle che potreste fare durante il vostro viaggio a Marrakech: la preparazione del gustoso tajine secondo la ricetta originale marocchina.

Cosa è il tajine e perché si chiama così?

Il tajine è uno stufato a base di carne, verdure o pesce preparato nella famosa pentola in terracotta a forma di cono da cui deriva appunto il suo nome. È molto diffuso in tutto il Nordafrica – e in particolare in Marocco – e ne esistono numerose varianti a seconda dei gusti e delle zone in cui ci si trova come per esempio il tajine di pollo e limone, il tajine con polpette in salsa di pomodoro, il tajine di agnello con prugne, il tajine berbero a base di verdure e infine il tajine di pesce e verdure, proprio come quello che abbiamo imparato a cucinare io e Domenico.

Ciò che rende speciale questo piatto, tanto da essere considerato principe della tavola marocchina, sono senza dubbio gli ingredienti freschissimi – in genere si acquistano la mattina al mercato per preparare il tajine in giornata – ma anche e soprattutto il metodo di cottura lenta direttamente sul fuoco del fornello. Il tegame tajine, infatti, grazie alla sua particolare forma – piatta alla base e con il coperchio conico – permette un tipo di cottura a vapore che, non solo è più sana e leggera e a basso contenuto di grassi, ma fa sì che vengano conservati ed esaltati tutti gli aromi e il gusto degli ingredienti.

Unica accortezza da avere, durante la preparazione di questa pietanza tradizionale è quella di porre gli ingredienti con cottura più lunga – come per esempio la carne – al centro del tegame, dove si concentra la maggior parte del calore per poi diffondersi verso l’esterno. Altro consiglio poi è quello di cuocere a fiamma bassa.

Pulizia e conservazione del tegame Tajine

Intanto per preparare un tajine con i fiocchi vi servirà una pentola adatta. Qualsiasi città del Marocco visitiate, una delle attività imperdibili è un giro tra i profumi e i colori dei suoi mercati labirintici, i cosiddetti souk, che rappresentano il cuore pulsante della vita cittadina. Qui troverete numerose bancarelle che vendono a qualsiasi prezzo – ricordatevi sempre di contrattare ovunque e con chiunque  – ogni sorta di tajine: dalla più piccola alla più grande, con smalto trasparente o finemente decorata. A voi la scelta!

Se invece preferite viaggiare leggeri, al vostro rientro potrete acquistare una pentola per il tajine su Amazon oppure al mercato. A Milano, per esempio, i mercatini settimanali di frutta e verdura ospitano bancarelle gestite da commercianti arabi che vendono pentolame. Proprio qui potreste trovare tegami tajine, magari quelli più semplici senza decorazioni, ma funzionali per la preparazione del piatto.

Ricordatevi che, una volta acquistato il tajine, prima di utilizzarlo è necessario pulirlo, senza uso di sapone naturalmente. Questo perché la terracotta è porosa e potrebbe assorbire e rilasciare nel cibo sostanze sgradevoli al palato o addirittura nocive per la salute. Per pulirlo dovrete immergerlo in una bacinella di acqua fredda per almeno un paio di ore, poi va unto con olio di oliva e lasciato riposare per un’altra oretta, infine riempitelo con un bicchiere e aggiungete alcuni aromi come rosmarino e alloro per esempio e ponetelo in forno a 150 gradi per due ore. A questo punto sarà pronto per la preparazione del piatto.

E una volta utilizzato come si pulisce? Mettete il piatto inferiore in ammollo per qualche ora e poi scrostatelo con una spugna o una spazzola. Mi raccomando utilizzate sempre e solo acqua e per eliminare gli odori servitevi di limone o aceto di vino che hanno anche un potere sgrassante e disinfettante naturale.

Bancarella di tajine nel souk di Marrakech

Gattino coccolato in una bancarella di ceramiche e tajine nel souk di Marrakech

Ricetta del tajine di pesce secondo la dadà Badia

Tutte le guide di viaggio sul Marocco sostengono che la cucina casalinga dei piccoli riad sia la migliore in assoluto per freschezza degli ingredienti e qualità complessiva del piatto. E io e Domenico non possiamo che essere d’accordo! Durante il nostro viaggio a Marrakech, infatti, la migliore tajine che abbiamo assaggiato è proprio quella di pesce che abbiamo preparato insieme alla cuoca del riad Tahili & Spa in cui abbiamo alloggiato. Lei si chiama Badìa (non so come si scriva ma si pronuncia con l’accento sulla i) e ha dichiarato con orgoglio di aver preparato la sua prima tajine all’età di dodici anni grazie agli insegnamenti della madre.
Con lei abbiamo preparato la gustosa variante del tajine di pesce. Volete sapere ingredienti e procedimento?

Ricetta del tajine marocchino

Lezione di cucina in compagnia della bravissima cuoca Badìa del Riad Tahili a Marrakech

Ingredienti

  • Rana pescatrice freschissima
  • Aglio
  • Sale
  • Cumino
  • Zafferano
  • Pepe nero
  • Paprika dolce
  • Peperoncino piccante
  • Olio extravergine di oliva
  • Prezzemolo
  • Foglia di alloro
  • Carote
  • Pomodori
  • Patate
  • Peperoni
  • Olive verdi
  • Limoni
Alcuni ingredienti del Tajine

Tra gli ingredienti che non possono mai mancare in un tajine tradizionale ci sono le verdure fresche: pomodori, patate, peperoni e carote

Procedimento

Per prima cosa prepariamo la marinatura del pesce con olio extravergine di oliva, sale, aglio tritato, cumino, pepe nero, zafferano, paprika, prezzemolo e succo di limone. Poi tagliate la rana rana pescatrice a bocconcini e mettetela in una ciotola insieme alla marinatura. Chiudete quindi con la pellicola trasparente e lasciatela riposare per almeno un’ora in frigorifero.

Poi lavate e preparate le verdure: sbucciate e tagliate a fettine i pomodori, affettate a rondelle spesse le carote, le patate e i pomodori. Lavate e asciugate il prezzemolo e alcune foglie di alloro e iniziate la preparazione del piatto. Ungete la base e ponete un letto di prezzemolo e una foglia di allora, poi procedete mettendo le verdure a strati: prima carote, poi peperoni, pomodori e infine patate e ponete il tajine senza coperchio sul fuoco in modo che le verdure inizino la cottura. Nel frattempo, a parte, fate rosolare velocemente la rana pescatrice marinata in una pentola di alluminio con un filo di olio. Una volta dorata, adagiatela sulla base del tajine con alcune fettine di limone sbucciato e una manciata di olive verdi e per finire aggiungete un’altra manciata di spezie. A questo punto richiudete il coperchio e fate cuocere lentamente a fiamma bassa per almeno un’ora e mezza. In questo caso, come avete notato, abbiamo preparato dei tajine monoporzionee, ma volendo si possono preparare porzioni più grandi per più persone. Basta utilizzare tegami più capienti e allungare i tempi di cottura.

Preparazione del tajine di pesce

Un momento della preparazione del tajine di pesce: gli strati sono completati ora non resta che chiudere il coperchio e lasciar cuocere per almeno un’ora e mezza

Mentre il piatto era in preparazione io e Domenico siamo andati a fare un giro nella piazza Jamaa el Fna, un luogo incredibile di cui vi parlerò nel prossimo post su Marrakech.

Al nostro rientro nel riad, lo spettacolo che ci siamo trovati davanti agli occhi è stato questo: un gustoso tajine di pesce servito direttamente nel piatto di cottura! Provate a replicarlo con la ricetta di Badìa che vi abbiamo svelato e…

B’ saha – buon appetito!

tajine di pesceUn invitante piatto di tajine di pesce così profumato da far venire l’acquolina in bocca a chiunque

Ringraziamo il Riad Tahili che ha organizzato per noi questa esperienza gastronomica e Badìa, la dadà del riad per la pazienza e l’entusiasmo che ha avuto nello spiegarci questa ricetta che è tramandata da generazione in generazione nella sua famiglia.

TASTE 2019: eccellenze e novità del gusto in scena a Firenze

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Dal 9 all’ 11 marzo si rinnova l’appuntamento con il Taste, salone di Pitti Immagine dedicato al gusto che, giunto alla sua quattordicesima edizione, si terrà ancora una volta alla Stazione Leopolda di Firenze e vedrà come protagoniste quasi 400 tra le migliori aziende italiane di settore.
Quest’anno il tema del Pitti Taste sarà  Pianeta Pane e ruoterà intorno al cibo italiano simbolo di tradizione e condivisione per eccellenza.

Ingresso al Pitti Taste

Ingresso al Pitti Taste AKAstudio – collective

Pitti Taste: percorso e tappe

Il Taste è un viaggio tra le eccellenze alimentari del nostro Paese, tra le diversità delle nostre culture e tradizioni culinarie, ma anche attraverso tutti quei mondi connessi a cucina e dintorni come abbigliamento, attrezzature tecniche, arredo e design, editoria ecc.
Dedicato sia ad operatori di settore sia a un pubblico di appassionati, il percorso del Pitti Taste – per chi già non lo conoscesse – consta di 5 aree principali:

  • Taste tour: viaggio di scoperta e assaggio di prodotti di circa 400 aziende selezionate tra le migliori produzioni di nicchia e di eccellenza provenienti da tutta Italia e non solo.Anche per questa edizione il percorso è arricchito con l’area allo spazio Alcatraz.
  • Taste tools: selezione di 14 brand con i loro oggetti di design, capi di abbigliamento, attrezzature tecniche e proposte innovative per la cucina.
  • Taste Shop: nel Piazzale Gae Aulenti si potranno acquistare i prodotti incontrati durante il percorso di degustazione. La scorsa edizione il negozio ha offerto 1.846 tipologie di prodotto.
  • Taste Events: lo spazio al Teatro dell’Opera di Firenze dove si terrà un ricco programma di eventi oltre a ospitare i Taste Ring – interessanti dibattiti dedicati al mondo del cibo – e l’area riservata ai VIP Buyer.
  • Fuori di Taste: ricco programma di eventi del gusto che animerà la città di Firenze –e i suoi luoghi più famosi e curiosi – per tutta la settimana del salone con cene, degustazioni a tema, installazioni, spettacoli e dibattiti.
Pitti Taste 2019

Pitti Taste 2019 – AKAstudio – collective

Pitti Taste 14: Pianeta Pane e i Taste Ring 2019

Il tema di questa edizione del Taste è Pianeta Pane dedicato appunto al pane come all’alimento principe della tradizione italiana, un cibo antico e sempre nuovo di condivisione e aggregazione, dunque di grande valore sociale. Gli eventi e i progetti legati al pane saranno numerosi, eccone alcuni da seguire:

  • Forno Taste e Pane Taste
    Durante i tre giorni di Taste, nel piazzale antistante il Teatro dell’Opera, Nicola Giuntini, noto panificatore storico di Quarrata, in provincia di Pistoia, sarà il protagonista di un laboratorio di panificazione e si potrà assistere e prendere parte alla lavorazione del pane. Inoltre in questa occasione Nicola Giustini presenterà il Pane di Taste con una ricetta e una forma ad hoc.
    All’esperienza del Forno Taste parteciperà anche Davide Longoni, panificatore di grande esperienza e noto in tutta Milano per il suo pane a base di farine di grani antichi.
  • I talk del pane: 
    • “Geografia e lessico del Pane” – sabato 9 marzo
      I maestri panificatori Nicola Giuntini e Davide Longoni dialogheranno con un esponente dell’Accademia dei Georgofili.
    • “Forno Collettivo: Fermentazione Locale, Rivoluzione Globale” – domenica 10
      Alessandro Longhin racconta l’esperienza del Forno Collettivo di Milano. Insieme a lui ci sarà Laura Lazzaroni, scrittrice e autrice di “Altri Grani Altri Pani”.

Taste Ring 2019

Ospitati all’interno del foyer al Teatro dell’Opera di Firenze, i protagonisti del mondo del cibo dialogheranno sui temi più caldi della cucina contemporanea. Moderatore dei dibattiti sarà il Gastronauta Davide Paolini. Ecco gli appuntamenti di questa edizione:

  • “Ritorno alla Trattoria?” – sabato 9 marzo

Qual è il motivo del nuovo successo delle trattorie? Sarà lo stretto legame con la tradizione del territorio e dei valori genuini e di famiglia che trasmettono? Al dibattito intervengono Marco Bolasco (curatore della Guida Osterie d’Italia Slow Food e direttore enogastronomia e varia Giunti Editore), Federico Malinverno (presidente dell’associazione Premiate Trattorie Italiane), Fabio Picchi (Il Cibreo) e Andrea Gori (Trattoria Da Burde).

  • “Il sociale nel piatto degli chef”

Due grandi iniziative benefiche realizzate e – in questa occasione – raccontate dagli chef stellati Massimo Bottura e Massimiliano Alajmo. Il primo, con il progetto Refettorio Ambrosiano per EXPO Milano 2015 – dove peraltro lavoro con orgoglio come volontaria – nato con l’idea di raccogliere le eccedenze alimentari e trasformarle in pasti per le persone in difficoltà. Il progetto di Massimo Bottura ha avuto così tanto successo che poi è stato esportato anche a Londra, Parigi eRio de Janeiro. Massimiliano Alajmo invece, con l’evento annuale Gusto per la Ricerca, riunisce le eccellenze gastronomiche per raccogliere fondi per la ricerca scientifica sulle neoplasie infantili e da destinare alle strutture di sussistenza rivolte all’infanzia.

Per tutti gli altri eventi del Taste e del Fuori di Taste vi consiglio di visitare la sezione dedicata del sito: www.pittimmagine.com/corporate/fairs/taste/news.html

Sponsor tecnico del Pitti Taste sarà l’azienda altoatesina Fonte Plose, vera eccellenza nel mercato dell’acqua di qualità, che per l’occasione lancerà la nuova etichetta Acqua Plose Gourmet dedicata alla ristorazione. Si tratta di un’acqua pura e leggera, particolarmente morbida al palato e perfetta per accompagnare i grandi piatti della cucina e gli aromi dei grandi vini.

Incontri con i produttori – AKAstudio – collective

INFORMAZIONI UTILI

Gli orari di apertura per operatori del settore e per il pubblico di appassionati:

  • Gli operatori del settore possono partecipare al Taste in una fascia oraria interamente dedicata a loro: la mattina di SABATO 9 e di DOMENICA 10 MARZO, DALLE ORE 9.30 ALLE ORE 14.30.
  • Dalle 14.30 alle 19.30 e lunedì dalle 9.30 alle 16.30 INGRESSO APERTO ANCHE AL PUBBLICO.

Gli hashtag ufficiali del Taste da seguire e da usare per le condivisioni sono:

#Taste14 #PittiTaste #fuoriditaste #TasteRing #TasteShop #TasteTool #TasteTour

Per maggiori informazioni visitate il sito web ufficiale www.pittimmagine.com/corporate/fairs/taste.html

Personae, Elliott Erwitt in mostra a Torino

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Avete tempo fino al 24 febbraio 2019 per visitare Personae, grande retrospettiva ospitata nella Reggia di Venaria a Torino, dedicata alle fotografie iconiche (in bianco e nero) e inedite (a colori) del maestro Elliott Erwitt, uno dei più illustri del Novecento.

Il percorso espositivo  è composto da 170 immagini che raccontano l’ironia e la complessità del vivere quotidiano attraverso lo sguardo acuto e pieno di empatia di colui che è considerato il “fotografo della commedia umana”. Tra i ritratti troviamo quelli di celebrità del calibro di Marylin Monroe, Che Guevara, Sophia Loren, John Kennedy e Arnold Schwarzenegger, tutti catturati dall’obiettivo di Elliott Erwitt con grande maestria.

Perché la mostra si intitola Personae? Per due motivi: il primo perché i protagonisti delle fotografie sono individui reali colti nella loro quotidianità, il secondo perché chi li ha fotografati non è più una persona ma una maschera, la stessa che indossa Elliott Erwitt quando si presenta con lo pseudonimo di André S. Solidor, alter ego irriverente e dissacrante che ama tutto ciò che il fotografo invece detesta profondamente – come per esempio la fotografia digitale, photoshop, la nudità e l’eccentricità fine a sé stessa –  e che prende in giro certi artisti invitando a una seria riflessione sul mercato dell’arte.

I suoi scatti originali e mai scontati fanno sorridere ma anche riflettere e trasmettono tutta la sua divertente e buffa personalità in questo viaggio nella storia, nei sentimenti e nelle profonde verità umane.

Elliott Erwitt, biografia dell’artista

Elliott Erwitt è uno dei più grandi fotografi del Novecento, nato a Parigi nel 1928 da genitori russi emigrati. Fino all’ età di dieci anni ha vissuto a Milano poi, a seguito delle leggi razziali, la sua famiglia si trasferì di nuovo a Parigi, poi a New York e infine a Los Angeles nel 1941. Mentre frequenta la Hollywood High School, Elliott inizia a lavorare in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe “firmate” per gli appassionati delle stelle del cinema. Nel 1949 ritorna in Europa e inizia la sua carriera professionale viaggiando e fotografando in Italia e in Francia. Nel 1953 Erwitt viene invitato a diventare membro di Magnum Photos dal suo fondatore, Robert Capa. E nel 1968 ne diventa presidente ricoprendo tale carica per tre nomine. Oggi ha novanta anni, ma le sue fotografie sono ancora attualissime e fruibili con piacere da un pubblico di tutte le età.

Elliott Erwitt, Personae

La mostra, curata da Biba Giacchetti con il progetto grafico di Fabrizio Confalonieri, è organizzata da Civita Mostre con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con Sudest57.

Tutte le foto esposte sono nel formato di cm. 50 x 60 e di cm. 70 x 100, stampate con particolare cura e allestite con cornici fine art e vetro antiriflesso. Sono inoltre accompagnate da un’accurata audioguida in italiano e in inglese, disponibile per tutti i visitatori, inclusa nel biglietto di ingresso.

Per ulteriori informazioni visitate la sezione del sito dedicato alla mostra: www.lavenaria.it/it/mostre/elliott-erwitt-personae.

Fotografie a cura di Antonello Puglisi.

vendemmia di montenapoleone 2018

Vendemmia di Montenapoleone 2018: tra vino, moda, eventi e menù speciali

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Anche quest’anno ritorna l’appuntamento esclusivo di Milano che unisce il lusso dell’alta moda ai vini di eccellenza delle più prestigiose cantine italiane e straniere: la “Vendemmia” 2018, ideata e promossa da MonteNapoleone District in collaborazione con il Comitato Grandi Cru d’Italia, che dall’8 al 14 ottobre animerà le vie Montenapoleone, Verri, Sant’Andrea, Santo Spirito, Borgosesso, Gesù e Bagutta con tanti eventi e degustazioni ospitati dalle oltre 120 boutique coinvolte.

Vendemmia di Montenapoleone 2018Vendemmia di Montenapoleone 2018: eventi in programma

Il primo appuntamento è mercoledì 10 ottobre dalle 18.30 alle 20 con la visita guidata del Museo Bagatti Valsecchi alla scoperta della dimora neorinascimentale e dei suoi aspetti legati all’ospitalità, al cibo e al vino.

Giovedì 11 ottobre, invece, dalle 18.30 alle 21.30, oltre 110 boutique del Quadrilatero della Moda di Milano, con alcune delle cantine vitinicole più famose al mondo, dedicheranno una serata ai loro ospiti offrendo degustazioni esclusive su invito all’interno dei loro spazi. Da segnalare sempre in questa giornata l’appuntamento dell’asta benefica Italian Masters di Christie’s, che si terrà per la prima volta al Circolo Filologico Milanese in via Clerici 10. L’intero ricavato sarà devoluto a favore dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano per la ristrutturazione del giardino in cui giocano i bimbi malati.

Venerdì 12 ottobre invece ci sarà a Palazzo Serbelloni il Wine Tasting, una degustazione speciale di etichette selezionate con cura dal Comitato Grandi Cru d’Italia. Mentre sabato 13 e domenica 14, chi possiede la Vip Card dell’Associazione Montenapoleone District, avrà la possibilità di prenotare una visita nelle cantine coinvolte.

Menù “Vendemmia” e degustazioni nei ristoranti più prestigiosi e negli hotel cinque stelle lusso di Milano

Per tutta la settimana si potranno degustare i menù “Vendemmia”, proposti dai più rinomati ristoranti del centro di Milano, a un prezzo di 35 euro per il pranzo e di 60 euro per la cena, incluso un calice di vino in abbinamento.
Ad esempio, al Ristorante Berton, si potrà degustare (solo per pranzo) un antipasto a base di zucchine, cozze e maionese di pesce, come primo un risotto allo zafferano e riduzione di vino rosso e per dessert una tortina di mela e sorbetto di uva fragola. Il tutto accompagnato da un calice Ferrari Perlè 2012.
Invece da Armani Bamboo Bar dell’Armani Hotel di Milano la proposta pranzo prevede l’antipasto “Uovo” con uovo in camicia, broccolo romanesco, mela caramellata, briciole di pane, come primo piatto “Riso” con zucca, caffè, olio, semi di senape e per dolce “Uva” composto da pasta sfoglia, vino speziato, gelato allo zenzero; mentre il menù cena comprende l’antipasto “Capasanta” con porcino, uova di trota, pancetta croccante, il primo “Patata” con gnocchi di patate arrosto, porro, tartufo nero e infine il dessert “Zabaione” con marsala, mandorle dolci e salate, sbrisolona. Anche in questo caso è incluso un calice di vino in abbinamento alle portate.

Menù ad hoc e degustazioni di vino sono invece proposte dagli hotel cinque stelle lusso di Milano. Per esempio el ristorante del Westin Palace di Milano, PanEvo, lo chef Augusto Tombolato propone invece un risotto mantecato con acini d’uva, foie gras e riduzione di vino rosso, filetto di maialino con acini d’uva glassati al miele di Castagno e flan di patate e per finire mousse pere e cioccolato con cuore di moscato e salsa cannella. Mentre alla Terrazza Gallia dell’Excelsior Hotel Gallia si inizia con un risotto mantecato al Taleggio con riduzione al vino rosso e salsiccia di Bra, si prosegue con guancia di manzo stufata al Valcalepio rosso, accompagnato da morbido di polenta e infine “il nostro tiramisù” e piccola pasticceria.

Vendemmia di Montenapoleone 2o18 e la Fiera del Tartufo d’Alba

Il programma della Vendemmia 2018 è sostenuto anche dalla partnership con la Fiera internazionale del Tartufo Bianco 2018 di Alba che si tiene dall’8 ottobre al 25 novembre 2018. Gli appassionati di tartufi potranno vivere l’esperienza della ricerca del tartufo nel territorio di Langhe e Roero accompagnati da un esperto trifolau e dal suo cane.

Per maggiori informazioni sulla Vendemmia di Montenapoleone 2018 consultate il sito web ufficiale: www.montenapoleone.luxury.

Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018: informazioni utili e programma

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Oggi è il primo giorno della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018, il tanto atteso evento enogastronomico internazionale dedicato al Tuber magnatum Pico – nome scientifico del tartufo bianco – che si terrà fino al 25 novembre ad Alba (Cuneo).

La manifestazione – giunta ormai alla sua ottantottesima edizione – quest’anno sarà dedicata alla “Luna”, da cui dipenderebbe la ricerca stessa del tartufo: i tartufai infatti, accompagnati dai loro cani fidati, trarrebbero informazioni utili dalle fasi lunari su dove e quando cercare e cavare i tartufi dal terreno.

E la stagione di raccolta che è appena iniziata (il 21 settembre è stato il primo giorno e proseguirà fino al 31 gennaio 2019) si prevede sarà particolarmente positiva rispetto agli ultimi due anni. Ciò grazie alla pioggia abbondante caduta nelle Langhe e nel Roero, ma anche grazie alla maggior tutela dell’ambiente tartufigeno.

La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018 non è un evento gastronomico “tradizionale”: propone infatti tantissimi eventi come mostre di arte moderna e di design, show cooking, folclore, manifestazioni di piazza, percorsi esperienziali e appuntamenti letterari.

Festival del Tartufo d'Alba 2018

Tra i luoghi della manifestazione, uno dei più importanti è il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, aperto ogni sabato e domenica dal 6 ottobre al 25 novembre (oltre alle aperture straordinarie dell’1 e 2 novembre): uno spazio unico dove incontrare i trifolai e ascoltare i loro racconti intorno a questo prodotto della terra così prezioso e la cui cultura e tradizione è candidata a essere patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco.

Altro punto nevralgico della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018 è l’Alba Truffle Show, spazio dedicato agli show cooking, le analisi sensoriali del tartufo, le wine tasting experience®. Tra gli appuntamenti imperdibili che vi si svolgono ci sono i Foodies Moments, dove il Tartufo Bianco d’Alba incontra la grande cucina d’autore degli chef stellati provenienti dal territorio di Langhe, Roero e Monferrato e da alcuni dei più prestigiosi ristoranti del nostro Paese.

Fiera del Tartufo d'Alba 2018Alla manifestazione saranno presenti altre Regioni Italiane, come Liguria e Basilicata che, insieme a Pantelleria, al Lago di Garda a Chieri e alle Creative Cities Unesco, saranno protagoniste di vari show cooking che permetteranno ai visitatori di tutto il mondo di fare un viaggio tra i sapori più rappresentativi della tradizione culinaria italiana.

Da alcuni anni la Fiera del Tartufo Bianco d’Alba si fa promotrice con l’Associazione per il Centro Nazionale Studi Tartufo di un’attività di ripristino di tartufaie naturali. Ogni servizio a pagamento dal biglietto d’ingresso all’analisi sensoriale del tartufo, comprenderà una quota destinata al recupero ambientale delle aree tartufigene. Sempre al ristabilimento delle tartufaie sarà devoluto il ricavato delle esclusive Ultimate Truffle Dinner (il 25 ottobre e il 22 novembre) dove verranno proposti inconsueti abbinamenti del Tartufo Bianco d’Alba con prodotti d’eccellenza della cucina internazionale come le ostriche e il manzo di Kobe.
Infine, anche quest’anno ci sarà l’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, il cui ricavato della battitura verrà iteramente donato in beneficenza.

Per maggiori informazioni sul programma della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba 2018 consultate il sito dell’Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba oppure scrivete una mail a info@fieradeltartufo.org.

Milano Wine Week: al via la settimana meneghina del vino con un brindisi da record

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Finalmente l’attesa è finita, miei cari appassionati di vino di Milano e dintorni, perché oggi inaugura finalmente la Milano Wine Week. In che modo? Ma con un brindisi, ovviamente, anzi con un brindisi da record, per la precisione! A partire dalle 18 infatti, in Piazza Tre Torri a Citylife, oltre 3.000 persone alzeranno i loro calici colmi di Trentodoc per celebrare l’inizio della prima settimana di Milano dedicata interamente al vino.
La manifestazione – ideata da Federico Gordini, imprenditore milanese, già padre della Milano Food Week e di Bottiglie Aperte – si terrà diffusamente in tutta la città da 7 al 14 ottobre  e prevede un programma molto fitto e ricco di appuntamenti creati ad hoc ai quali si affiancheranno una serie di iniziative storiche come la già citata Bottiglie Aperte e la Vendemmia di Montenapoleone.

Milano Wine Week

Milano Wine Week: luoghi, programma e gli eventi imperdibili

Si parte lunedì 8 ottobre alle ore 11.30 a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, con una conferenza condotta dal giornalista Luciano Ferraro – alla presenza dei responsabili di alcune tra le più importanti aziende vitivinicole italiane e delle istituzioni – che esplorerà tematiche relative al mercato del vino in Italia e alle sfide internazionali del futuro che si devono necessariamente affrontare e vincere.

Uno dei luoghi più importanti della Milano Wine Week sarà senza dubbio Palazzo Bovara, in Corso Venezia 51. Qui, infatti, all’interno delle prestigiose sale e nel cortile si terranno ogni giorno degustazioni, masterclass, workshop e presentazioni a cura di produttori, giornalisti ed esperti di settore.

Non solo Palazzo Bovara, ma l’intera città di Milano sarà animata da eventi, degustazioni e feste con menù dedicati e speciali abbinamenti di vino proposti da enoteche, wine bar e ristoranti.
I quartieri coinvolti – ribattezzati “Wine Districts” saranno principalmente due: Porta Romana che accoglierà il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e il Distretto dei Produttori di Qualità dell’Oltrepò Pavese; e l’area di Brera, Garibaldi e Solferino che si trasformerà nel Franciacorta Wine District. Anche qui i ristoranti e i locali della zona ospiteranno degustazioni, creando menù ad hoc in abbinamento alle bollicine.

Da segnalare anche gli eventi “Day by Day” che si terranno invece in più punti della città grazie alla collaborazione di partner come per esempio Eataly Smeraldo, Rinascente e Signorvino che hanno organizzato iniziative speciali per i loro clienti.

Per guidarvi nel mare magnum dell’offerta della Milano Wine Week, ecco un elenco dei dieci eventi imperdibili ai quali nessun appassionato di vino dovrebbe mai rinunciare:

  1. 6 ottobre
    Ve ne ho già parlato all’inizio dell’articolo… Il brindisi inaugurale in CityLife con Trentodoc sarà un brindisi senza precedenti. Perché dunque non partecipare?
  2. Dal 7 al 14 ottobre
    Ogni giorno al Molo 24, in Alzaia Naviglio Grande, potrete prendere la wine boat e viaggiare lungo i canali milanesi per scoprire la storia dei Navigli e contemporaneamente degustare vini di eccellenza del territorio. Il prezzo è di 25€ con tre calici di degustazione.
  3. 8 ottobre
    Wine Tip presenta “SFIDA ITALIA – FRANCIA”, la sfida infinita tra i due migliori produttori a livello mondiale presso il ristorante stellato Il Luogo di Aimo e Nadia.
  4. 9 ottobre
    Vino e Calcio: dibattito moderato dal sommelier e giornalista Andrea Gori che interrogherà calciatori e
    allenatori ora produttori sulle loro preferenze nel bicchiere. Sono attesi, tra gli altri, Alberto Malesani, Luciano Spalletti, Damiano Tommasi e Andrea Pirlo.
  5. 10 ottobre
    Il Vino, La Moda – Dalla Toscana a Milano. Una degustazione – intervista esclusiva di Luciano Ferraro a Salvatore Ferragamo, nipote del fondatore di uno dei brand della moda italiana più noti e apprezzati al mondo e fautore dell’attività vitivinicola della tenuta di famiglia Il Borro.
  6. 11 ottobre
    Franciacorta Festival a Palazzo Bovara.
  7. 12 ottobre
    Talk show per il 90° anniversario de “IL CORRIERE VINICOLO”: Viaggio tra tecniche e pratiche in vigna e in cantina, gusti, stili, linguaggi e consumi dal
    secolo scorso ad oggi
  8. 12 ottobre
    WTF – Wine Tasting Friends: degustazioni e dj set con vinili nella Cantina Urbana – progetto di cui vi parlerò a breve – appena inaugurata sul Naviglio Pavese.
  9. 13 ottobre
    Vino POP: degustazione – a cura del sommelier Luca Gardini – di una selezione dei migliori vini sotto i
    15 euro selezionati da una giuria coordinata dal vicedirettore della Gazzetta dello Sport, Pier Bergonzi.
  10. 14 ottobre
    Evento di Chiusura: degustazione di una selezione dei vini inseriti nella Guida “I Migliori 100 Vini e Vignaioli d’Italia” del Corriere della Sera, guidata dagli autori Luciano Ferraro e Luca Gardini.

Vi ricordo che tutti gli eventi aperti al pubblico saranno in parte gratuiti e altri fruibili previo acquisto online di un biglietto d’ingresso. Per ulteriori dettagli consultate la sezione del sito ufficiale della Milano Wine Week dedicata al programma.

E buona Milano Wine Week a tutti!

Mostra fotografica sulla Patagonia a cura di Autralis Cruises

“Uno sguardo verso l’estremo sud”: la Patagonia in mostra a Milano

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Da oggi fino a domenica 7 ottobre alla Galleria d’Arte “Il Vicolo” (in via Maroncelli 2 a Milano) sarà possibile visitare gratuitamente la mostra fotografica internazionale “Uno sguardo verso l’estremo sud” che espone gli scatti di sette fotografi professionisti che raccontano la Patagonia (cilena e argentina) più incontaminata e meno conosciuta, lungo la rotta seguita dalle navi da crociera e spedizione Australis passando per lo Stretto di Magellano, il Canale di Beagle fino a raggiungere il mitico Capo Horn.

Ieri siamo stati all’anteprima per la stampa e vi confesso che anche per noi, che abbiamo avuto la fortuna di vedere con i nostri occhi alcuni dei luoghi remoti protagonisti di questa mostra, è stata un’esperienza davvero emozionante, forse proprio perché ci ha riportato laggiù, nell’estremo sud del mondo, dove la natura, in tutta la sua maestosità, regna incontrastata. Ed è proprio questo l’obiettivo della mostra, come spiega Mattia Mattivi, Manager di Australis Europe, e cioè dare visibilità a un itinerario alla scoperta della Patagonia ancora vergine e fuori dalle rotte del turismo di massa, esperienza possibile solo viaggiando con le navi da spedizione Australis, dato che si tratta di un’area – per fortuna – protetta.

“Uno sguardo verso l’estremo sud” è composta da venti fotografie in grande formato e i fotografi coinvolti provengono da tutto il mondo, Italia compresa. E proprio il nostro talentuoso connazionale, Paolo Petrignani – fotografo documentarista che collabora anche con il National Geographic Italia – è intervenuto ieri sera durante la presentazione per raccontarci la sua esperienza a bordo delle navi da crociera eco-responsabili Australis e per mostrarci i suoi meravigliosi scatti. 

Gli altri fotografi che fanno parte della mostra collettiva sono gli spagnoli Andrés Magai e Saúl Santos e il cileno Cristóbal Prado, collaboratori di media specializzati in Viaggi e Natura, come El País, La Vanguardia o Conde Nast. E ancora la tedesca Jessica Backhaus, l’inglese Nori Jemil e il francese Stanislas Fautré.

Ciò che più colpisce delle fotografie di Paolo Petrignani e dei suoi colleghi è senza dubbio la luce e il modo in cui è stata catturata diventando una grande coprotagonista insieme alla natura selvaggia della Patagonia, fatta di ghiacciai, promontori, paesaggi desertici o ricoperti da boschi fitti, distese infinite di mare blu cobalto…

Riprendendo le parole di Barbara Mur, curatrice della mostra, “Uno sguardo verso l’estremo sud” è “una scommessa visiva che permette al pubblico di fare un viaggio in Patagonia attraverso le foto esposte, percependo la natura allo stato puro”.

Insomma, la mostra è un’ottima occasione per scoprire, attraverso la fotografia, una terra affascinante come la Patagonia, in attesa di visitarla e goderne in prima persona della sua bellezza. Andateci, ve la consiglio!

E se siete appassionati di fotografia come me e Domenico, vi segnalo due navigazioni speciali di 4 notti con partenze il 17 e il 21 febbraio: “L’arte della fotografia a bordo di Australis” con Nori Jamil, fotografa freelance di National Geographic UK, vincitrice del premio per la fotografia della rivista Wanderlust e il British Guild of Travel Writers. Durante i seminari a bordo della nave da crociera Ventus Australis, Nori Jamil spiegherà come realizzare le migliori fotografie in contesti estremi, compensando per esempio l’esposizione e sarà a disposizione durante le escursioni per rispondere a domande e dare consigli utili. Infine si potranno rivedere e valutare con lei tutte le tue fotografie alla fine del viaggio.

Per maggiori informazioni consultate il sito www.australis.com/site/it oppure inviate una email a europa@australis.com.

 

Paella valenciana (foto tratta da https://www.visitvalencia.com)

La Paella Valenciana: origini, curiosità e la ricetta autentica

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Forse non tutti sanno che la paella, piatto simbolo della cucina spagnola nel mondo, è nata a Valencia e che la ricetta originale non è né quella ” de mariscos” (ovvero di pesce) e né quella mista (di carne e di pesce), bensì quella a base di carne e verdure. Ma quali sono gli ingredienti esatti e come si prepara l’autentica paella valenciana? Prima di svelarvi la ricetta, vi voglio raccontare però la sua origine e alcune curiosità.

Dettaglio della tradizionale paella valencia

Dettaglio della tradizionale paella valenciana (foto che abbiamo scattato al ristorante Bonaire del Palmar, Valencia)

Tutto sulla paella valenciana: origini, storia e segreti

L’origine del nome paella – che in spagnolo significa padella – deriva appunto dal tegame con cui viene preparato questo piatto. La paella originale è in ferro, ha il fondo piatto e il bordo di pochi centimetri e generalmente è smaltata di nero con piccoli puntini bianchi. Ne esistono di diversi diametri: si va da quella di 30 cm – che va bene per preparare una paella per 2 o 3 persone – a quella di 80 cm di diametro con cui è possibile preparare invece una paella per 40 persone. Prima e dopo il suo utilizzo andrebbe unta con olio d’oliva per evitare che si arrugginisca.

Le padelle tipiche in vendita al mercato per preparare la paella valenciana

Le padelle tipiche per preparare la paella valenciana

Quando è nata la paella valenciana? Probabilmente tra il XV e XVI secolo quando contadini e pastori, per necessità di un pranzo facile da trasportare e con ingredienti del territorio, inventarono questo piatto a base di pollo, coniglio, pomodori, fagioli e riso. Proprio quest’ultimo rappresentò fin da subito l’ingrediente principale di cui si poteva disporre in abbondanza dato che veniva coltivato nelle risaie intorno a Valencia.

Cucinare la paella rappresenta un momento conviviale e di socialità per famiglia e amici, un vero e proprio rituale da compiere in genere per il pranzo della domenica e possibilmente all’aperto, se si ha lo spazio e la giusta attrezzatura. Secondo la tradizione infatti, l’autentica paella valenciana va cucinata all’aria aperta e alla brace, su fuoco di legna d’arancio, in grado di conferire alla “paella” un certo aroma inconfondibile oltre a garantirne una giusta cottura. In alternativa, il sistema più utilizzato all’aperto è una serpentina circolare e a gas per distribuire il calore in modo uniforme a tutta la padella.
Naturalmente se non abbiamo la possibilità di cucinare la paella valenciana nel modo tradizionale, non disperatevi! Potrete sempre utilizzare il fornello (o il più ampio) centrale della cucina a gas, ma mi raccomando: non preparatela mai su un fornello a induzione perché il risultato sarebbe davvero deludente!

Cottura tradizionale alla brace su legna di arancio della paella valenciana

Cottura tradizionale alla brace su legna di arancio della paella valenciana

Molto importanti per la buona riuscita del piatto sono anche gli ingredienti. Il riso che si utilizza deve essere necessariamente a chicco medio, mai lungo, e deve provenire dalle risaie intorno a Valencia. Stiamo parlando insomma del arroz de Valencia D.O., un prodotto a denominazione di origine del quale esistono più varietà: Japónica, Senia, Bahía, Albufera e Bomba, ognuno con caratteristiche (dimensione del chicco, durezza, amido…) e cotture differenti.
Quando si versa il riso nella paella, la regola è quella di metterne uno strato sottile in modo che cuocia correttamente e soprattutto è fondamentale che non venga mai mescolata. Sapete perché? Semplice! Il riso rilascerebbe amido diventando più cremoso e così il piatto perderebbe una delle sue caratteristiche principali, ovvero la croccantezza.

Come già vi accennavo all’inizio, esistono numerose varianti della paella. Oltre a quella valenciana a base di carne e pollo, esiste anche quella di pesce oppure quella mista di carne e pesce, quella al nero di seppia, quella vegetariana e anche una versione che in realtà paella non è, o meglio si prepara con la stessa padella e gli stessi ingredienti e procedimento, ma al posto del riso viene usata una pasta: i fideos. Sto parlando della cosiddetta fideuà, che si dice sia nata a bordo di un peschereccio a largo di Gandía (Valencia). La storia narra che il comandante della nave andasse così pazzo per un riso cotto nel brodo di pesce – una specie di paella che gli preparava il cuoco di bordo – che ne mangiava a grandi quantità e spesso non ne rimaneva per il suo equipaggio. Così il cuoco pensando che il comandante trovasse meno appetitoso lo stesso piatto preparato con la pasta, la sostituì al riso. Ma l’effetto fu inaspettato: al comandante piacque tanto e in breve tempo questo piatto nato in cambusa si diffuse anche nella terraferma.

Ricetta dell’autentica paella valenciana

Paella valenciana: ingredienti per 4 persone

  • 1 bicchiere di olio extravergine di oliva
  • 1 pollo in pezzi
  • 1 coniglio in pezzi
  • 300 grammi di fagioli ferradura, freschi
  • 1 pomodoro medio.
  • 1 cucchiaio di peperoncino dolce
  • zafferano.
  • 6 bicchieri di acqua.
  • 200 grammi di garrofó (fagiolo di Lima).
  • sale a piacere.
  • 3 bicchieri di riso
  • un rametto di rosmarino

Procedimento in 12 semplici passaggi:

  1. Riscaldate l’olio nella paella a fuoco basso;
  2. rosolate il pollo e il coniglio per circa 5 minuti;
  3. aggiungete la verdura lavata e tagliata a pezzi: fagioli, pomodoro e carciofi se volete e soffriggetela per alcuni minuti;
  4. aggiungete il peperoncino e friggere a fuoco basso per circa un minuto, poi versate l’acqua;
  5. aggiungete lo zafferano, il fagiolo garrofó e il sale a piacere;
  6. alzate il fuoco e lasciate bollire per circa 15 minuti;
  7. aggiungete le lumache, se si desidera;
  8. distribuite il riso su tutta la padella;
  9. lasciate bollire altri 15 minuti e assggiate il brodo. Se necessario, aggiungete altro sale;
  10. negli ultimi 7-8 minuti di cottura aggiungete il rosmarino, lasciatelo cuocere circa 5 minuti e poi toglietelo;
  11. la paella sarà pronta quando l’acqua sarà evaporata, ma non completamente secca;
  12. perché si formi il “socarrat” – la tanto ambita crosticina di riso abbrustolito sul fondo della padella – cuocete ancora per qualche minuto a fuoco basso.

Se non vi va di cimentarvi ai fornelli e preferite assaggiare l’autentica paella valenciana direttamente là dove è nata, vi consiglio di consultare il sito web ufficiale Valencia Turismo  dove troverete tanti spunti preziosi per organizzare un viaggio in questa splendida città ricca di storia, cultura e dall’offerta enogastronomica incredibile.

La tradizionale paella valenciana (foto che abbiamo scattato al ristorante Bonaire del Palmar, Valencia)

5 curiosità sulla paella valenciana

  1. “I puristi” la mangiano direttamente dalla paella – posta al centro della tavola – servendosi di un cucchiaio in legno, mentre i pezzi di pollo e coniglio vanno rigorosamente mangiati con le mani. Al massimo è concesso un piatto dove lasciare gli ossicini.
  2. A Valencia, si usa aggiungere alla paella altri ingredienti come per esempio l’aglio, le lumache, i carciofi, i peperoni, il limone o l’anatra. Quest’ultima è presente soprattutto nella variante della paella che viene preparata nella zona dell’Albufera, la laguna alle porte di Valencia dove viene coltivato il riso e dove vivono numerosi esemplari di questo volatile.
  3. La paella è un piatto tipico che i valenciani consumano a pranzo e mai a cena. I ristoranti e i bar che la propongono anche di sera lo fanno dunque solo ed esclusivamente per i turisti come noi. Se ve la servono direttamente nel piatto senza portarvela all’interno della paella (padella) allora potrebbe essere quella cucinata per pranzo, poi riscaldata.
  4. I valenciani mangiano la paella soprattutto la domenica a pranzo, momento in cui famiglia e amici si riuniscono intorno a questo sostanzioso piatto per celebrare insieme il giorno di festa. La paella si mangia anche il giovedì, ma in questo caso è meno chiaro il perché. Ci sono due ipotesi: la prima è che a causa dei ritardi di consegna, il pesce – soprattutto nei paesi più interni – non arrivasse prima del giovedì; la seconda risale invece all’epoca franchista, quando i domestici avevano il giorno di riposo il giovedì e la sera prima lasciavano alla padrona di casa tutti gli ingredienti per preparare la paella, piatto che pensavano fosse abbastanza semplice da replicare dato che il procedimento non era troppo complicato.
  5. Dal 2018 è stata istituita la giornata mondiale della paella che si terrà ogni anno il 20 settembre per celebrare questo piatto della tradizione spagnola conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. A Valencia, culla della paella, sono stati numerosi gli eventi in programma per la prima giornata mondiale della paella, io invece ho festeggiato a Milano grazie a un bell’evento organizzato dall’Ente del Turismo di Valencia e della Spagna in Italia. Qui sotto trovate un post su Instagram che racconta l’esperienza con parole e immagini.

Oggi abbiamo celebrato la Giornata Mondiale della Paella, non a Valencia – città dove è nata – ma a Milano. Sapete in che modo? Con un corso per preparare la paella perfetta, tenuto dallo chef Nacho Romero, e la degustazione di questo delizioso piatto tradizionale accompagnato dai cocktail del bartender Iván Talens: il “Valenciano” – a base di liquore di arancia (Il Carmeleta Valenciano), cava (lo spumante spagnolo) e bitter di pompelmo, lime e arancia – e l’ Agua de Valencia” a base di succo d’arancia, vodka, gin e cava. Ma torniamo alla ricetta della “paella perfetta”… Per prima cosa bisogna far grande attenzione alla scelta degli ingredienti, poi va utilizzata la padella apposita (la cosiddetta paella da cui prende nome il piatto), va messo solo uno strato sottile di riso in modo che la cottura sia uniforme e soprattutto non bisogna mai e poi mai mescolarla perché deve formare la famosa crosticina croccante che in Valenciano si chiama “socarrat”. Altri dettagli li troverete a breve in un post sul blog! #WorldPaellaDay

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Dettaglio panuozzo di Gragnano Fratelli Mascolo - foto di Luciano Furia e gentilmente concessa dalla Pizzeria Fratelli Mascolo a Gragnano

Panuozzo di Gragnano: storia, ricetta e dove mangiare il migliore

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Quando vi dico Gragnano, cosa vi viene in mente per prima cosa? Forse la maggior parte di voi penserà alla pasta di Gragnano IGP, ma sono sicura che alcuni tra voi ricorderanno con l’acquolina in bocca anche il mitico panuozzo di Gragnano. Vi racconto cosa è, la sua storia, come si prepara e dove mangiare il migliore.

Il panuozzo di Gragnano: storia e ricetta

Il Panuozzo di Gragnano è un piatto tipico della tradizione campana, anzi, per essere precisi, potremmo definirlo come il cibo di strada per eccellenza della penisola sorrentina. Infatti viene preparato soprattutto nelle pizzerie di Gragnano e dei Monti Lattari in località come Agerola, Pimonte e Santa Maria La Carità.
Ma in cosa consiste esattamente il Panuozzo di Gragnano? Si tratta a tutti gli effetti di un maxi panino lungo circa 25 – 30 cm, fatto con la pasta della pizza e farcito a piacimento: la versione classica, per esempio, è imbottita con pancetta e mozzarella. La sua peculiarità è proprio l’impasto – lo stesso della pizza – e la sua cottura a forno rigorosamente a legna. Altra caratteristica che lo contraddistingue da tutti gli altri panini è senza dubbio la doppia cottura: la prima durante la preparazione del pane che dura circa 30 minuti e la seconda di soli 2 minuti dopo la farcitura, per amalgamare per bene tutti gli ingredienti e renderlo più croccante. Una variante meno diffusa del panuozzo di Gragnano prevede l’utilizzo del pane comune, nella tipologia “cafone”, al posto del pane pizza.

Panuozzo di Gragnano "classico" con pancetta e mozzarella - fotografia di Luciano Furia gentilmente concessa dalla Pizzeria Fratelli Mascolo

Panuozzo di Gragnano “classico” con pancetta e mozzarella – fotografia di Luciano Furia gentilmente concessa dalla Pizzeria Fratelli Mascolo

La sua storia è recente: è nato infatti a Gragnano sul finire degli anni ottanta, più precisamente nel 1983, da un’idea della famiglia Mascolo che detiene tutt’oggi il brevetto del prodotto e il marchio registrato dal 1996. Da quel momento in poi è entrato a pieno titolo tra i cibi tradizionali da assaggiare in Campania e non solo, dato che oggi il panuozzo di Gragnano ha ormai varcato i confini regionali e si è diffuso su tutto il territorio italiano e non solo.

Momento della lavorazione del panuozzo di Gragnano - Foto di Luciano Furia, gentilmente concessa dalla Pizzeria Fratelli Mascolo

Lavorazione del panuozzo di Gragnano – Foto di Luciano Furia, gentilmente concessa dalla Pizzeria Fratelli Mascolo

Dove mangiare il vero panuozzo a Gragnano

Gragnano, patria del panuozzo, si può gustare questa specialità praticamente in ogni pizzeria o ristorante della zona. Queste che vi segnalo però sono le pizzerie storiche in cui assaggiare il migliore, a detta di molti:

  • Pizzeria f.lli Mascolo, via Marianna Spagnuolo 121: è  qui che è nato il panuozzo di Gragnano da un’idea di Giuseppe Mascolo, che pur di non sprecare dell’impasto della pizza avanzato, decise di farne del pane da farcire a piacimento. In questa pizzeria il tempo sembra essersi fermato e ancora oggi si possono assaggiare ottimi panuozzi preparati seconda la ricetta originale.
  • Pizzeria f.lli Mascolo dal 1995 di Ciro e Fiorenzo – Piazza Guglielmo Marconi 9, Galleria Garofalo. Ciro e Fiorenzo, nipoti dell’inventore del panuozzo di Gragnano, il signor Giuseppe Mascolo, portano avanti la tradizione di famiglia con grande passione e un occhio al futuro. Qui il panuozzo è sempre appena sfornato ed è rigorosamente preparato con farciture a base di prodotti DOP e IGP. Grande cura, dunque, nella scelta degli ingredienti sia per le farciture tradizionali e sia per quelle rivisitate come per esempio quella broccoli, salsiccia e mozzarella oppure zucca, salsiccia, porcini e mozzarella. Da segnalare anche il panuozzo dolce per i più golosi, farcito con cioccolata, zucchero a velo e granella di nocciola.
  • Pizzeria Malafronte – via Stagli, 22 Gragnano (NA). Nata circa 20 anni fa dal nonno Michele, questa pizzeria tradizionale serve il panuozzo di Gragnano preparato non con la pasta della pizza ma quella del pane, il cosiddetto pane “cafone”, di cui vi ho parlato all’inizio.
  • Da Jolanda – via Visitazione 15, Gragnano (NA). Pizzeria storica di Gragnano che sforna ottime pizze, panuozzi e non solo dal 1989. Tra le novità del menù anche il panuozzo della nonna farcito con polpette in salsa di pomodoro, pinoli e mozzarella.
  • Dettaglio panuozzo di Gragnano Fratelli Mascolo - Foto di Luciano Furia gentilmente concessa dalla Pizzeria Fratelli Mascolo

    Dettaglio del panuozzo di Gragnano Fratelli Mascolo – Foto di Luciano Furia gentilmente concessa dalla Pizzeria Fratelli Mascolo

Itinerario di tre giorni a Valencia: cosa vedere e fare nella città del sole e della paella

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Quando viaggio, mi piace “ascoltare” le città e i luoghi che visito e adoro lasciarmi trasportare dalle emozioni e sensazioni che trasmettono.
Così, tutte le volte che torno a Valencia – città del mio Erasmus – non posso che sorridere e farmi contagiare dalla sua energia positiva.
D’altronde come si fa a non essere felici in un luogo in cui splende il sole per 300 giorni l’anno e dove la temperatura media è di 18 gradi?
E poi Valencia è bella, moderna, pulita, vivace, vivibile, economica. In una parola: perfetta! Quindi perché non dedicarle almeno un fine settimana per scoprirla?
Noi ci siamo stati da pochissimo in occasione della Fallas, festa travolgente e simbolo della città di Valencia tanto da essere stata dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità per l’Unesco. Ve ne parlerò a breve in un altro post, per ora accontentatevi dei miei consigli su cosa vedere a Valencia in un fine settimana.

Cosa vedere a Valencia in tre giorni

Ecco allora un itinerario di tre giorni a Valencia per vedere il meglio di questa città dal clima mite e soleggiato in grado di far venire il buonumore anche ai più musoni!
Per praticità, vi consiglio di acquistare – anche online, prima della vostra partenza – la Valencia Tourist Card con cui potrete viaggiare gratuitamente in autobus, tram e metro ed entrare gratuitamente nei musei e monumenti principali della città oppure fruire di sconti speciali presso le principali attrazioni turistiche di Valencia.

Plaza del Ayuntamiento vista dall’alto durante la mascletà, spettacolo pirotecnico che anima le Fallas, la festa più importante di Valencia

Primo giorno: Valencia storica

Iniziate a esplorare Valencia dal suo cuore pulsante, ovvero la Ciutat Vella. Per prima cosa, al mattino recatevi al Mercat Central: entrando nella bella struttura di inizio Novecento – in ferro, vetrate colorate, ceramiche e piastrelle smaltate – vi ritroverete all’interno di un mondo vivace fatto di colori, profumi e sapori tradizionali di questa terra, sapientemente disposti nello spazio grazie a grandi e scenografiche file di bancarelle che vendono frutta, verdura, pesce, carne, formaggi, pane e altri prodotti tipici.

Al primo sguardo, più che in un mercato caotico e rumoroso, ci si trova immersi in un ambiente bello, pulito, luminoso e allegro, dove poter fare ottimi affari… cosa che non guasta mai! Io vi consiglio di andare in uno dei tanti panifici e di acquistare un paio di empanadas – simili ai nostri panzerotti ma con pasta e ripieno differenti – da mangiare durante la visita, magari sorseggiando una spremuta di arance valenciane.

Proprio davanti al mercato, si trova la Lonja de la Seda, uno dei palazzi gotici più belli di Spagna, tanto da essere stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Costruito nel XV secolo, fu luogo di scambi commerciali tra produttori di seta e altri mercanti e proprio da ciò deriverebbe il suo nome, che tradotto sarebbe “Mercato della Seta” appunto. Per la visita vi consiglio di acquistare un’audioguida (al costo di 3€) per godere appieno delle bellezze che questo meraviglioso edificio può offrire. Impressionante la Sala de Contratación con le sue maestose colonne di 17 metri di altezza che arrivano fino al soffitto con le volte a crociera e le grandi finestre in stile gotico. Questo è il cuore della Lonja de la Seda dove si svolgevano anticamente sia gli scambi commerciali e sia attività bancarie. Molto bello e dall’atmosfera unica anche il cortile esterno ricco di piante di agrumi dal profumo inebriante durante la fioritura.

Lasciandovi alle spalle la Lonja de la Seda, con una passeggiata di 5 minuti arriverete a un altro meraviglioso esempio di stile gotico a Valencia: la Cattedrale dove, all’interno della cappella, sarebbe custodito il Santo Graal, utilizzato da Cristo durante l’ultima cena. Sì avete capito bene! Ne conoscete la storia? Sapete come mai è arrivato fin qui? San Pietro lo prese dopo l’ultima cena, lo portò a Roma e finì nelle mani dei papi finché non fu affidato a un soldato spagnolo, San Lorenzo Martire originario della Huesca, che lo conservò in un monastero ad Aragona affidandolo ai templari perché lo sorvegliassero. Fu poi rubato da un re, venne portato prima a Saragozza e poi a Barcellona, infine a Valencia da re Alfonso V. Ed è proprio qui che si trova ancora.

La sera magari potreste fare una passeggiata tra i vicoli medievali del barrio del Carmen, il quartiere più antico di Valencia dal carattere bohémienne e ricco di localini dove sorseggiare un’Agua de Valencia – cocktail tradizionale della città a base di succo d’arancia, gin, vodka e cava (lo spumante spagnolo) – accompagnata da deliziose tapas come le papas bravas, il jamón serrano oppure la tortilla di patate.

Secondo giorno: Valencia modernista

Quando le persone mi chiedono cosa vedere a Valencia, la mia mente visualizza all’istante uno scorcio della Ciudad de las artes y las Ciencias che mi è rimasto impresso fin dalla prima volta che lo vidi. Si tratta di un complesso architettonico, in gran parte opera dell’architetto valenciano Santiago De Calatrava, che si estende infatti su una superficie di 350.000 mq lungo il vecchio letto del fiume Turia, dove oggi si trovano i famosi Jardines del Turia, polmone verde di Valencia.
Da non perdere, secondo me, la visita all’Hèmisferic, il planetario di Valencia e al Museo della Scienza Principe Felipe, uno spazio interattivo dedicato a grandi e piccini che possono imparare divertendosi.

Dopo aver visitato la Ciudad de las artes y las Ciencias provate a dirigervi verso il quartiere animato di l’Eixample, qui sorge il Mercado de Colon riconoscibile dalla sua struttura in metallo. Al suo interno troverete numerosi caffè dove assaggiare l’horchata: una bevanda molto zuccherina tipica di Valencia a base di zigolo dolce, un tubero il cui sapore ricorda quello della mandorla.
Altro edificio modernista da vedere è l’Estación del Norte​​ con la sua facciata decorata con motivi di arance e foglie e all’interno le biglietterie in legno e i mosaici in ceramica.

Terzo giorno a Valencia: tra spiagge e la laguna dell’Albufera

L’ultimo giorno vi consiglio di spostarvi verso il mare ed esplorare il barrio del Cabanyal. Qui oltre a godervi il sole in una delle ampie spiagge – playa de Las Arenas, la Malvarrosa e playa de la Patacona – vi consiglio di passeggiare per il quartiere, un tempo zona in cui vivevano le famiglie dei pescatori. Qui potrete assaggiare una delle paelle più buona di tutta Valencia con vista mare.

Ma se la paella è la vostra più grande passione, vi suggerisco di non accontentarvi di quella che preparano nel quartiere del Cabanyal, ma di spingervi fino alla zona lagunare di Valencia, per assaggiare questa specialità proprio nel luogo in cui è nata: l’Albufera, una zona ricca di risaie e dove è possibile fare birdwatching . Sono tanti i tour operator che organizzano escursioni in qiesta laguna con partenza dal paesino di El Palmar e pausa pranzo in uno dei locali tipici. Noi abbiamo scelto di affidarci a una in particolare che si chiama Natura Albufera e siamo rimasti molto soddisfatti: la nostra guida era preparatissima e il giro in barca è stato davvero piacevole.

E per pranzo non avrete che l’imbarazzo della scelta. Nel paesino del Palmar ogni ristorante serve la paella valenciana tradizionale a base di riso, pollo, coniglio, lumache e verdure e anche la variante con un ingrediente che si trova facilmente in laguna, oltre al riso intendo, e cioè l’anatra.
Dopo uno studio accurato dell’offerta dei vari ristoranti abbiamo scelto di pranzare al Bonaire optando per una paella classica e il cosiddetto All i pebre e cioè l’anguilla in umido. Tutto molto gustoso, in più il locale è molto carino e il servizio cordiale, ma non invadente.

Finisce qui il mio post su cosa vedere a Valencia in 3 giorni… Naturalmente non visiterete tutto, ma avrete un assaggio di questa bella città dove splende il sole quasi tutto l’anno e le temperature sono sempre piacevoli. Se volete un consiglio, il periodo migliore per visitarla è durante le Fallas,  la grande festa della città di cui vi ho parlato all’inizio, che si tiene ogni anno dall’ultima domenica di febbraio al 19 marzo. In questo modo potrete viverne appieno l’atmosfera proprio come fanno i valenciani. E se andate a Valencia in un altro periodo, vi suggerisco di visitare comunque il Museo Fallero, nato per raccontare e tenere viva la memoria di una delle feste più sentite di tutta la città.

Buona Valencia e fatemi sapere se vi è piaciuta o meno e se vi sono serviti i miei consigli!

(Tutte le foto dell’articolo sono state scattate da me e Domenico con la nostra Sony Alpha 6000, obiettivo 16-50 mm F3,5-5,6.OSS)