Innocenti Evasioni: la nostra esperienza stellata

Qualche giorno fa,  io e Domenico, mio marito – ecco sì ora posso dirlo – siamo stati in un ristorante speciale per festeggiare un’occasione speciale. E no, non sto parlando di San Valentino (festa degli innamorati nonché mio onomastico), ma di un piccolo grande anniversario: il nostro secondo mese di matrimonio.

Così abbiamo scelto di trascorrere questa bella occasione come piace a noi, ovvero insieme coccolandoci e viziando il nostro palato.
Dopo una breve ricerca su alcuni ristoranti stellati a Milano (dai più famosi a quelli meno conosciuti), la mia attenzione è stata attirata da Innocenti Evasioni e dalla cucina creativa, ma allo stesso tempo rispettosa della tradizione, degli chef Eros Picco e Tommaso Arrigoni.

Chef Eros Picco e Tommaso Arrigoni (foto: www.innocentievasioni.com)

Una stella Michelin fuori dal centro di Milano

Il ristorante – che vanta una stella Michelin – si trova in una zona di Milano fuori dal centro, ma comunque raggiungibile anche con i mezzi pubblici. Siamo nel nord ovest di Milano, vicino a viale Certosa ed è proprio qui, in una stradina privata stretta stretta – Via Privata della Bindellina – che si trova il ristorante.

Prima impressione

Appena entrati veniamo accolti proprio da uno dei padroni di casa, lo chef Tommaso Arrigoni, che molto gentilmente ci invita a porgergli i cappotti per riporli nel guardaroba.
Sarà stato forse questo gesto particolarmente gentile, oppure l’atmosfera che respiriamo appena entrati nella sala principale del ristorante, ma io e Domenico ci sentiamo subito a casa. E questa sensazione diventa ancora più forte quando veniamo accompagnati nella saletta secondaria, più piccola e intima, dove è stato riservato il nostro tavolo.

Location

Il ristorante Innocenti Evasioni consta di due sale interne – una principale e l’altra più piccola – che si affacciano su un bellissimo giardino zen. Le ampie vetrate offrono così uno spettacolo rilassante che accompagna tutta la cena. Stile e arredamento degli interni rimandano a una Milano del passato, legata alla tradizione, ma in chiave decisamente moderna.
In più la saletta in cui siamo stati noi era molto intima e perfetta per festeggiare un’occasione speciale come la nostra.

Menù degustazione

Dopo una breve introduzione dello chef, optiamo per il menù del mese degustazione 6 mezze: “6 mezze porzioni per assaggiare il meglio della nostra cucina senza esagerare”, così recita il menù. Per il vino in abbinamento ci lasciamo guidare dalla sommelier Lucia che ci propone un piccolo percorso composto da un bianco delicatamente fruttato, un rosso di struttura e per finire un passito.

Ci viene offerto uno spumante di benvenuto che assaggiamo insieme ad alcune sfoglie di grano e grissini al formaggio per ingannare l’attesa.

Poi arriva l’appetizer dello chef: petto d’oca con barbabietola rossa e senape al cacao. Molto particolare il contrasto di sapori.

Ci viene servito dalla sommelier un Garganega del Veneto IGT dell’azienda Agricola F.lli Degani. La scelta è chiara: questo bianco secco e delicatamente fruttato, data la sua morbidezza e la sua persistenza non invadente, ben si adatterà a più piatti del menù fino all’arrivo delle carni. Il primo piccolo capolavoro culinario che ci viene servito è la seppia in olio cottura con conserva di pomodori San Marzano, mele, paprica e pane al nero. La seppia è morbidissima quasi si scioglie in bocca e la sua delicatezza viene esaltata, ma soprattutto valorizzata dall’uso sapiente degli altri ingredienti. Buona, ma so che il meglio deve ancora arrivare. Come in un crescendo.

Ed ecco infatti uno dei piatti che forse più mi è piaciuto: porri in tempura di grano saraceno, burro bianco e fonduta di bitto con scaglie di cioccolato 90%. Il sapore deciso, quasi pungente, della fonduta di bitto accompagna alla perfezione i porri avvolti in una pastella particolarissima a base di grano saraceno. Poi le scaglie di cioccolato fondente danno quel tocco in più al piatto, che diventa un tutt’uno armonico, ma per niente scontato.

Si prosegue con gli gnocchetti di barbabietola e farina di castagne, sugo di anatra al vino rosso e tuorlo grattato. Anche qui il gioco di contrasti di sapori, rapisce letteralmente i miei sensi. Il dolce della barbabietola diventa poesia con il sapore deciso del sugo di anatra al vino rosso. Mentre il tuorlo grattato accompagna piacevolmente il palato in questo viaggio agli estremi del gusto.

Arriva il momento del secondo vino, il rosso corposo: la sommelier sceglie di rimanere nello stesso territorio e ci propone un Valpolicella Superiore Ripasso “Cicilio” DOC. sempre dell’azienda Degani. Sia il primo che questo sono due vini dall’ottimo rapporto qualità prezzo. E con il nuovo vino arriva anche il primo secondo ovvero il  vitello al punto rosa con maionese al foie gras, salsa ai datteri e crema al latte di mandorla. La cottura della carne è incredibile e anche le salse in abbinamento sono davvero speciali: il dolce della salsa ai datteri, il velluto della maionese al foie gras e la crema al latte di mandorla, avvolgono il vitello in una danza di sapori e consistenze unica.

Poi è il momento del petto di faraona, ceci in oliocottura al dragoncello e melanzana alla liquirizia. Particolarissima la crema di melanzana con quel tocco balsamico di liquirizia che richiama in qualche modo il dragoncello presente nei ceci. Il petto di faraona forse un po’ troppo asciutto – se dovessi trovare un difetto – ma nel complesso un bellissimo piatto: molto equilibrato e gustoso.

Ed eccoci mentre assaggiamo questi piatti incredibili…

Infine ci viene servito il vino da dolce, preludio del meraviglioso dessert che sarebbe presto arrivato sulla nostra tavola. Il vino passito che ci viene proposto è il Banino Aureum Colline del Milanese I.G.T. da uve Malvasia aromatica di Candia: intrigante, dolce, avvolgente e con una bella acidità.

Ed ecco il dessert che non ci ha di certo lasciato indifferenti: semifreddo di banana e chiodi di garofano, cioccolato bianco e wasabi. Il gusto pungente dei semi di wasabi si sposa alla perfezione con la morbidezza avvolgente del cioccolato bianco, su cui è posato il semifreddo di banana, delicato e profumatissimo. Il contrasto freddo e “caldo” dato dal cioccolato (in realtà a temperatura ambiente, ma l’effetto che ho avuto è stato quasi di calore) mi è piaciuto molto. Probabilmente avrei servito il passito a una temperatura un po’ più bassa, in modo che non risultasse caldo anche il vino, assaggiandolo con il semifreddo.

Ultima chicca: la piccola pasticceria dello chef ovvero tartufo cioccolato e rhum, macaron al pistacchio, torroncini e canestrelli. Semplicemente deliziosi e ben presentati. Come finire in bellezza, insomma.


Considerazioni finali

Per quanto riguarda le portate, tutto è stato all’altezza delle mie aspettative. Il servizio non è stato poi così freddo come dicevano alcune recensioni che avevo letto. Mi sarebbe piaciuto avere delle descrizioni più dettagliate dei piatti, quello sì. Per quanto riguarda i vini, il percorso proposto dalla sommelier è stato azzeccato, nonostante la difficoltà di abbinare solo 3 vini a 6 portate, ma non mi ha sorpreso particolarmente se non nel finale con il “passito milanese”.
Nel complesso, una bella cena stellata con un ottimo rapporto qualità prezzo. Ci ritorneremo di sicuro per assaggiare il menù in onore della città di Milano, che ci incuriosisce molto.

* Le foto sono state scattate con un cellulare e in condizioni di luce non ottimale (perfette invece per una cena romantica). Hanno il solo obiettivo di documentare ciò che racconto e non certo catturare il bello di questi piatti che meritano sicuramente scatti migliori. Prossima volta… Le altre foto che ho inserito sono state prese dal sito di Innocenti Evasioni. 

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