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Borgo Pirelli: un angolo di Milano da salvare!

By 22 Dicembre 2014 No Comments

Sono una pulce e ho la tosse. Tossisco perché trovo assurdo che un luogo che potrebbe essere di interesse storico, culturale e artistico sia lasciato al degrado e all’abbandono. Tossisco perché mi fa sorridere che una città alla ricerca costante della sua anima, non valorizzi un luogo come Borgo Pirelli, simbolo di una Milano operaia. E tossisco anche perché non mi trovo in un borgo di campagna, come sembrerebbe dalle foto, ma sono in uno dei quartieri più moderni e antichi allo stesso tempo di Milano, nel Quartiere Bicocca, sempre in mezzo allo smog insomma!

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Sono venuta in questo luogo surreale quasi per caso, una sera d’estate in sella alla mia bici. Trovandosi vicino a casa mia, mi sono ripromessa che sarei tornata. E poi è arrivata un’ottima scusa, quella di un progetto per il corso di fotografia che sto frequentando.
“Catturate le periferie di Milano,” consiglia Erminio, il nostro insegnante “quelle in balia del degrado o semplicemente quelle in cui il tempo sta lasciando inesorabilmente il suo segno, senza che nessuno faccia qualcosa”.
E mentre ascoltavo quelle parole, nella mia mente è apparsa un’immagine…

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Borgo Pirelli!” Ho pensato colpita da un lampo di genio.

Così sono tornata in questo piccolo angolo di Milano dal fascino unico, una Milano nascosta e autentica, unica testimonianza di un passato ormai lontano, qui nel Quartiere Bicocca, nato intorno alla Pirelli dal 1908, ed oggi profondamente diverso da come era all’origine. Dove sorgeva la fabbrica ora c’è la sede dell’Università Statale, e dove c’erano gli impianti di produzione, oggi ci sono piazze ed edifici moderni. Qui solo il Borgo Pirelli – nato negli anni Venti del Novecento come complesso abitativo per i dipendenti dell’azienda – è rimasto praticamente inalterato, creando un forte contrasto tra antico e moderno che non può lasciare indifferenti.

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Il Borgo Pirelli è composto da ventisette villette in stile liberty mono o bifamiliari con giardino, destinate a dirigenti e impiegati, e raggruppate intorno al Casone”, palazzo a quattro piani un tempo abitato dai “semplici” operai e che ospitava tutti i negozi del quartiere nonché l’attuale bar tabaccheria “Tempi Moderni” che si trova lì da novant’anni.

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Passeggiando tra le viuzze che compongono il borgo, sembra che il tempo si sia fermato e solo pochi dettagli sono in grado di riportarmi alla nostra epoca. Quelle persiane di un rosso stinto, sgangherate e semiaperte, dalle cui fessure occhi curiosi mi spiano mentre scatto qualche foto, sono di una bellezza incredibile.

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E poi quei panni stessi, dai colori variopinti, che oscillano al vento accarezzando quelle splendide facciate. E i piccoli giardini, abitati solo da qualche nanetto in ceramica. Insomma è impossibile non perdersi nei dettagli qui, in questo angolo di Milano rimasto inalterato nel tempo.

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Mentre passeggio con il naso all’insù incontro un signore anziano, un abitante del borgo che mi racconta che le villette sono di proprietà della Pirelli Real Estate e da oltre mezzo secolo cedute in gestione all’Istituto Autonomo della Case Popolari IACP, l’attuale ALER, che decide l’assegnazione anche a famiglie non più legate alla Pirelli. “Le villette costruite negli anni Venti del Novecento, potranno essere riscattate dopo un secolo”, mi rivela il signore. “Quindi ci siamo quasi”, penso tra me e me.

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Poco più avanti incontro una coppia di anziani. Scambiano il mio interesse per la bellezza del borgo, con la volontà di trasferirmi qui e mi consigliano di fare richiesta all’ALER per l’assegnazione di un villino.
“Vede quel secondo piano?” mi dice l’anziana signora con lucidità, “la persona che ci abitava è morta e si è liberato quel bell’appartamento”. “I suoi vicini di casa sarebbero una giovane coppia di sposini” mi dice il marito quasi per invogliarmi a trasferirmi qui. Ma dopo tanto entusiasmo lui stesso mi confessa che le case sono comunque “impegnative” da gestire: molte hanno i tetti da rifare e d’inverno sono umide e poi gli infissi sono fatiscenti. Dopo questo scambio, la coppia mi saluta con un grande sorriso e prosegue lungo una viuzza dall’atmosfera surreale.

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Anche io sorrido e dopo aver salutato il “Guardiano del tempo” – così ho soprannominato questo vecchio gatto nero che mi ha tenuto d’occhio per tutto il tempo – decido di salire sulla Collina dei Ciliegi, parco cittadino che sorge su una collinetta artificiale alta 25 metri, ricavata da parte dei detriti di scavo della ristrutturazione della Pirelli.

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E da lì osservo il piccolo agglomerato di villette con giardino, un tempo villaggio operaio, che sembra così fragile davanti all’imponenza dei palazzoni moderni all’orizzonte. E mi viene in mente solo una cosa: Salviamo Borgo Pirelli!

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