Moscato passito di Saracena del Feudo dei Sanseverino

Vi ricordate la ricetta dei biscotti alle noci e fichi secchi che ho pubblicato qualche giorno fa? Oggi vi presento il vino che ho scelto di abbinare: si tratta di un Presidio Slow Food della Calabria, il Moscato di Saracena Feudo dei Sanseverino, Calabria IGT 2010.
Le vigne di quest’azienda – certificata biologica – si trovano a Saracena, in provincia di Cosenza; sono collocate a un’ altezza di 250 metri sul livello del mare e sono esposte ai venti che provengono dal Mar Ionio. Mentre la suggestiva cantina si trova nel centro storico del paese.
In attesa di vedere con i miei occhi questa azienda, ho provato a scoprirla partendo dalla degustazione del suo pregiato Moscato e facendo quattro chiacchiere con il produttore

Analisi organolettica del Moscato di Saracena del Feudo dei Sanseverino

Il Moscato di Saracena Feudo dei Sanseverino 2010 si presenta di un bel colore ambrato carico, brillante e trasparente.
Al naso è intenso ed emergono subito bei sentori di miele, mandorle, noci, frutta esotica essiccata e fichi secchi. Come vedete in foto ho cercato di riprodurre visivamente il bouquet aromatico, inserendo nel calice questi prodotti. E Sushi, il mio gatto pestifero, pare abbia particolarmente apprezzato.
In bocca si sente subito che si tratta di un vino denso e avvolgente, ma in grado di sprigionare freschezza e sapidità, svelando anche un gusto inaspettatamente agrumato.

Moscato di Saracena Feudo dei Sanseverino
Biscotti noci e fichi secchi e Sushi che annusa i sentori del Moscato di Saracena – Feudo dei Sanseverino (Foto: ©Valentina Macciotta – EnogastronoVie)

Quattro chiacchiere col produttore del Moscato di Saracena Feudo dei Sanseverino

Ho contattato Maurizio Bisconte, uno dei due fratelli che hanno fondato l’azienda Feudo dei Sanseverino, per fargli qualche domanda sulla sua azienda e sul suo Moscato. Ecco la breve, ma interessante intervista.

– Ci racconti un po’ la storia della sua azienda. Come è nata e perché.

“Una storia strana. Proveniamo da una famiglia di artigiani. Nostro padre faceva il sarto e mia madre la magliaia. Nel nostro paesino, sulle colline del Pollino che guardano l’antica Magna Grecia, ogni famiglia aveva le sue terre per produrre cibo e vino, che aiutavano a sopravvivere. Erano tempi scanditi da un calendario produttivo di cose che aiutavano a sopravvivere, dove la natura dettava tempi che non si potevano e dovevano assolutamente rinviare. Un mondo sociale fatto pieno di momenti di fatica, ma anche pieno di una socialità e condivisione che aiutava tutti, anche noi bambini, a crescere con tanta gioia.
Nel mio percorso di vita a 18 anni partii per l’università a Bologna a fare economia. Nei momenti di studio in biblioteca, per non perdere il posto quando volevo staccare, mi dilettavo a cercare libri antichi della mia terra.  Scoprii che anticamente il paese si chiamava Sestio e indicava la sesta città fondata dagli Enotri, quando arrivarono nelle nostre terre a portare la cultura della vite. Lessi di tutte le culture che vi avevano abitato dai Latini ai Greci, bizantini, arabi e anche piemontesi e trentini. Un mondo veramente pieno di cultura e di condivisione. Ma la cosa più spettacolare era la cultura del vino e dei tanti vitigni della mia terra: Lacrima Nera, Guarnaccia, Malvasia, Odoraca e Moscato capaci di generare vini che all’inizio del novecento avevano già riconoscimenti a livello europeo e anche negli Stati Uniti. Tra tutti questi però echeggiava con assoluta originalità il Moscato di Saracena. Un vino che accoglieva tutti e si lasciava ricordare a tal punto che tutti i grandi scrittori del Gran Tour da Ghoete a Gissing e tanti altri minori, ne parlavano. Così come i Papi del ‘500, che mandavano i loro antichi Frati Sommelier a prenderli.
Nel corso del tempo queste piccole e frastagliate notizie mi hanno accompagnato nel corso della mia esperienze di vita in giro per circa 30 anni, e ogni volta che cercavo in Italia e all’estero, nella carta dei vini qualcosa della nostra terra, la delusione era tanta.
Così nel 1998, con mio fratello, facciamo nascere l’azienda. Andammo a cercare i ceppi antichi in vigneti centenari con l’obiettivo di fare cose vere.”

– Qual è stata la soddisfazione più grande da quando – spinto dall’amore per la sua terra – ha iniziato a produrre il Moscato Passito di Saracena?

“Nel 2001 facciamo la prima annata dei vini e del Moscato. Fu un’esperienza bellissima: da una parte vedere la rigogliosità dei vitigni che ci mostravano la particolare predisposizione della terra che vivevamo e poi la voglia di riuscire a far coniugare procedimenti artigianali e culturali con le esigenze dei tempi che imponevano modelli forse troppo lontani.
Il tempo poi ci ha aiutato a capire tante cose e oggi, che sono passati veramente tanti anni, i prodotti hanno raggiunto un livello che li aiuta a distinguersi in un panorama, purtroppo ancora dettato, dalle mode e dall’immagine.
Proprio per il Moscato di Saracena, abbiamo verificato che la sua lentezza (dai tre ai 5 anni) nel trasformarsi in vino finito, gli dona una longevità veramente unica.

– Se dovesse considerare il suo Moscato Passito una persona, come la descriverebbe e perché? Uomo, donna, di carrattere, dolce…

“Il Moscato Passito al governo di Saracena è una donna di forte carattere che riesce a farsi ricordare per tutte le emozioni che dona. Appena si avvicina al naso ecco profumi intensi che cominciano a destare uno stupore. Gli occhi allora guardano intensamente il colore e già si percepisce un’ammaliante morbidezza da accarezzare. Appena avviene il contatto con le labbra, un dolce calore morbido pieno di dolcezza rende il momento della degustazione davvero piacevole”.

– Con cosa abbinerebbe il suo Moscato?

“Si abbina sia al dolce e sia al salato. Alcuni abbinamenti eccezionali sono per esempio con il roquefort francese o con il nostro gorgonzola. Altro abbinamento davvero particolare è con il sigaro stagionato. Non va assolutamente bene con le creme perché troppo denso e avvolgente, mentre è perfetto per la pasticceria secca. Di fatto dimostra che era un prodotto dell’accoglienza da bere a metà mattina o a metà pomeriggio oppure dopo cena per aspettare la buona notte”.

Moscato di Saracena Feudo dei Sanseverino
Moscato di Saracena – Feudo Sanseverino (Foto: ©Domenico Cosenza – EnogastronoVie)

Per maggiori informazioni sul Moscato di Saracena Feudo dei Sanseverino visitate il sito web dell’azienda.
Potrete trovare il Moscato di Saracena Feudo dei Sanseverino presso l’enoteca online WineYou, con consegna gratuita su Milano.

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